La quarantena in Molise

Breve storia di una regione centro meridionale che ha grandi opportunità ma non riesce a decollare per davvero.

Chi scrive, spesso, ha tante idee nella sua testa, ma non sempre riesce a svilupparle. Uno di questi casi è proprio oggi, quando stanotte è venuto il lampo che seguirà, nella mente era già pronto un titolo e un foglio con delle parole scritte. Un foglio già sporco d’inchiostro, ancor prima di aver scritto o minimamente pensato qualcosa. La mente di notte viaggia a una doppia velocità, così ugualmente spesso quelle idee svaniscono al mattino. Se poi qualche volta dormi meno, hai più tempo per pensare e realizzare un piccolo articolo il giorno dopo.

L’idea parte dalla quarantena, dalle città isolate e dagli eventi annullati. Probabilmente sarà un anno nero per l’Italia, che già da un decennio vive in uno stato di recessione economica, con governi instabili e uno spread che al primo contraccolpo schizza. In tempi in cui era prevista una crescita dello 0,1% di pil, che in termini spiccioli vuol dire sostanzialmente ancora stasi o stagnazione. Ho pensato quindi alla quarantena, o all’isolamento, che alcune regioni vivono da anni, con borghi sempre più spopolati, poche attrattive per i giovani laureati; con un futuro solo sulla carta, ma stando ai fatti sembra di vivere in realtà degli anni Venti o Trenta del secolo scorso. Ciò che è lievemente migliorato è solo lo sviluppo tecnologico, che può goderne chi è più ricco. Mi piacerebbe far provare ai politici nazionali un po’ di quella vita che si pratica lì. Nonostante, all’apparenza c’è un nutrito benessere, manca unità nella popolazione. Più è piccolo il borgo, più si creano antipatie, malumori, fastidi tra i singoli abitanti.

Certe volte si prendono posizioni sulla base di tutto questo, ignorando i veri bisogni della collettività. In questo clima si trascina anche una buona dose di fiacchezza e mancanza di prospettive per chi rimane. Molto spesso, alcuni giovani sembrano rassegnati al lento incedere della vita già a vent’anni. In pratica sono morti dentro, i loro malesseri li affogano nell’alcool o in qualche droga, spegnendosi completamente molto prima del tempo. Così sono alla base rancori, depressioni e malumori costanti. Questa è la vera quarantena che attanaglia da anni una regione come il Molise ad esempio.

Di fianco, però, ci sono anche coloro che sono tornati a dare una mano e in qualche caso stanno riuscendo a ricucire lo strappo con il resto della regione o addirittura dell’Italia. È tutto ancora allo stato brado, per esempio manca una strategia, e sicuramente delle figure professionali che possano offrire questo miglioramento. Capita anche, qualche volta, che i pochi che riescono a far qualcosa vengono continuamente bersagliati dagli abitanti del posto, e non essendo preparati psicologicamente rinunciano alla strada intrapresa. È una situazione che poi si complica con l’inerzia di chi è restio al cambiamento. Di chi vuole che tutto resti così, perché in fondo i suoi affari vanno bene. E non importa se suo figlio, o sua nipote, per cercare lavoro, sono dovuti andare fuori regione o fuori dall’Italia. Purtroppo è un ragionamento egoistico, che non porta crescita.

In futuro si creerebbe il problema opposto, chi riuscirà a cogliere le potenzialità di quella regione, verrà da fuori e vedendo un clima ostile porterà con sé i suoi collaboratori, affamando ancora di più quelle terre vergini e ricche di opportunità. Se solo sapessimo vederle; se solo potessimo sfruttarle non incappando in tutto quel mix di antipatie, rancori ecc., se solo qualche volta affrontassimo davvero la situazione con serietà. I tempi sono cambiati, è necessario girare la rotta verso i nuovi obiettivi. È giusto che ad amministrare ci siano persone competenti, affiancate da validi collaboratori che abbiano una visione lungimirante. Qualche volta anche un po’ rischiosa. È inconcepibile pensare che in un posto, dove si potrebbero fare mille attività, tutti abbiano pregiudizi e non ci si riesca mai a mettere d’accordo. Basterebbe poco. L’unione fa grandi le città e potrebbe far rinascere dei piccoli borghi, anche se all’inizio si partirebbe con un piano stagionale. Non solo comitati o associazioni spontanee, ma sarebbe opportuno fare nuovi progetti di rilancio, approvati dalle istituzioni. La promozione è un primo passo e comincia ad esserci, ora tocca fare tutto il resto. Un esempio? Creare grandi cooperative o società che lavorano un prodotto specifico (caciocavallo molisano Dop, coltellerie frosolonesi, cipolla isernina Igp ecc.).

Cosa c’entra in tutto questo la quarantena o l’isolamento? Se siamo arrivati a questo punto, è proprio perché c’è la quarantena o l’isolamento come condizione mentale. Un modus vivendi che non fa bene a nessuno, che affossa quel poco che resta. Con la speranza che queste parole raggiungano il cuore di qualcuno, desidero fare l’augurio più vitale a un territorio, che da anni paga a caro prezzo la sua miopia.

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