Sos Emergenza Mediatica

Quando molti parlano anche se non hanno le competenze.

Al giorno d’oggi moltissime informazioni sono mediate e senza nessun filtro finiscono in rete; lì sono catturate sui vari social e chiunque ha il potere di divulgare una notizia più o meno vera, e soprattutto può fingersi esperto di qualsiasi cosa, anche se sanno poco o nulla del fatto in questione. Questo lavoro spesso è fatto anche da giornalisti, esponenti politici e altre categorie che utilizzano il web per farsi pubblicità, anche se la loro deontologia spesso richiede di essere corretti e trasparenti. Questo accade perché la grande cassa di risonanza di un social, ad esempio, raggiunge milioni di persone in pochi secondi. L’istantaneità può creare una situazione piacevole, oppure una psicosi collettiva, come sta accadendo in questi ultimi giorni.

Chi scrive sa benissimo che quest’articolo non sarà letto, o sarà visto solo di sfuggita da quel tipo di persone che sono state citate pocanzi, però sente comunque l’esigenza di dire la sua in questo momento particolare. Sarebbe bello che non si creassero sempre falsi allarmismi sull’onda emotiva e soprattutto che si filtrassero di più queste notizie.

La televisione o Internet non sono gli unici mezzi d’informazione, esistono anche libri, giornali e numerose ricerche messe a disposizione dalla comunità scientifica. Se non siamo esperti, non le comprendiamo quest’ultime, è opportuno affidarci a persone competenti, a chi è a contatto con queste realtà. Se prendessimo in riferimento il corona virus, negli ultimi giorni abbiamo assistito a un tripudio di virologi, immunologi, infettivologi ecc. Tutti a discutere su un argomento delicato. Tutti ne parlano con la massima semplicità. Gli anni passati in laboratorio, da parte di numerosi scienziati e medici, non sono serviti a granché, sono stati soppiantati da una lettura fulminea su Wikipedia o altri siti autorevoli di informazione. Al di là dell’ironia, è necessario che ognuno faccia la sua parte.

L’esempio portato in precedenza è soltanto uno dei mille casi verificati nell’ultimo decennio. Sembrano delle vere e proprie mode, ormai anche un argomento importante diventa un trend topic, ossia una tendenza del momento. Signori, siamo di fronte alla crisi più grave che colpisce da diverso tempo: l’emergenza mediatica. No, questa non accade per la mancanza d’informazioni, anzi al contrario sovrabbondano. In tutto questo c’è chi le usa con coscienza e chi se ne approfitta, divenendo uno sciacallo.

Così la crisi migranti è sconfitta a colpi di tweet da Matteo Salvini, l’emergenza climatica, invece, dai vari comuni che propongono la domenica ecologica una volta al mese; la disoccupazione giovanile con il Jobs act di Matteo Renzi e tutto il resto pian piano si vedrà. Non è così e non può essere vero. Se crediamo a tutto ciò che viene divulgato online, entriamo in un mondo parallelo che non è il nostro. La realtà, infatti, è un’altra: la crisi migratoria è un fenomeno complesso e delicato, e soprattutto i numeri non sono così alti; l’emergenza climatica è qualcosa che non si può rimandare, è sotto gli occhi di tutti, però nessuno se ne cura; per quanto riguarda il lavoro se non c’è un maggior controllo sul rapporto datore-dipendente accadrà l’inevitabile: avremo pochi potenti e tantissimi schiavi, o meglio prigionieri di un sistema.

Il cuore del problema è proprio questo: lucrare sulla paura, in termini di voti, di denaro e di popolarità. La società t’impone di essere più cinico, sta a te uomo capire dove sta la ragione. Al giorno d’oggi, con tutti gli strumenti a disposizione, se volessimo, capiremmo perfettamente da che parte stare. È più comodo stare dall’altra parte, far finta di nulla, magari compiacersi o rattristirsi, ma tutto è fasullo e ne siamo perfettamente consapevoli.

Non tutto è perduto. Quando i mezzi d’informazione sono usati correttamente, cioè quando viene applicata la deontologia e i suoi principi basilari: correttezza, pertinenza e verità, le cose funzionano. Si potrebbe citare, ad esempio, l’ottima campagna dei Verdi (il partito ecologista europeo) fatta sui social e all’attivo nelle piazze; oppure il lavoro delle associazioni vicine a Padre Maurizio Patriciello nella Terra dei fuochi. Con poco possiamo fare tanto; le idee positive non mancano, è spesso assente la volontà di cambiare le cose. Un po’ per comodità e un po’ per vigliaccheria preferiamo lasciare tutto così com’è. Sembra non importarci di nulla, eppure siamo esseri umani.

In conclusione, solo con un’accurata scelta delle notizie possiamo migliorare il mondo circostante. Non dobbiamo mai sottovalutare il potere dei media e di quello che sono capaci di fare, soprattutto oggi. È opportuno ricercare le notizie verificate, non quelle verosimili, e soprattutto evitare la sovraesposizione mediatica di un evento. Non voglio dare lezioni a nessuno, vorrei solo che si pensasse di più. Questo basterebbe a cambiare a piccoli passi il nostro mondo.

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