Diario di uno sprovveduto

Il primo tempo di una partita incerta e ancora tutta da giocare.

Chi è davvero uno sprovveduto? Soltanto una persona incurante del proprio futuro, oppure, al giorno d’oggi possiamo esserlo tutti? Ecco, oggi mi piacerebbe parlare di questo. Mi piacerebbe dire ciò che spesso diamo per scontato e pertanto, partendo dalla definizione basilare di sprovveduto, cercherò di fornire un giusto alibi alla categoria.

Forse il discorso che sta prendendo forma è un po’ astratto, magari darà soltanto una vaga idea di qualcosa, però in questo momento storico è necessario aprirlo. In altri tempi esistevano meno sprovveduti, oggi ne vedo molti di più. Si potrebbero rintracciare in ogni categoria sociale.

Lo sprovveduto è colui che sta in equilibrio sul filo del rischio. Prima era destinato a soccombere, oggi pian piano si rialza e cammina barcollante. Non è del tutto pazzo, ma la società l’ha trasformato in questo modo. Non è il solo, se girate nei vostri quartieri ne troverete decine come lui.

Egli sin dal mattino sa di esserlo, ma non vuole ammetterlo appena si alza; nel corso della giornata matura questa convinzione per poi arrivare a sera ed esserne pienamente consapevole. È sempre ad aspettare qualcosa, anche se non sa bene cosa. È un misto tra Il giovin Signore di Giuseppe Parini e Jep Gambardella de La Grande Bellezza di Sorrentino. Possiede la signorilità del primo e la cultura umanista del secondo. Si atteggia a ricco, rifiuta lavori poco qualificati (anche se di esperienza ne ha poca e non può aspirar a chissà che, pur essendo laureato a pieni voti). Non ha mai un quattrino in tasca, è costretto spesso a chiedere soldi ai suoi genitori, per la vita nella città. Lì, la vita costa e soltanto con le ripetizioni, o qualche stage non riesce ad andare avanti. Guarda con ammirazione ai suoi colleghi europei, però è fermamente convinto, che fuori dalla sua metropoli non ci sia posto per tutti.

La sua giornata tipo inizia attorno alle 8:00, quando suona la sveglia e il nostro protagonista è ancora assonnato; la sera prima ha finito di guardare l’ultimo episodio di House of Cards e ha fatto tardi. Ha sonno, ma tutto sommato è felice. Ha portato a termine un delicato lavoro di approfondimento la notte precedente, ora è piombato sulla prossima serie. Dopo essersi lavato la faccia e fatto colazione, si veste e prepara il suo zaino della North Face con qualche libro e dieci, o forse venti copie del suo Curriculum. Ha solo 29 anni, ma ha tanto lavoro e formazione gratuita alle spalle. Entra nella metro e inizia a sfogliare il suo libro. Badate bene: ad ogni vuoto di tempo della sua giornata, tirerà fuori il suo volume e inizierà a leggerlo: non solo in metro, ma anche in strada. Arrivato alla prima destinazione, bussa alla prima porta, sostiene il colloquio e riceve una risposta del tipo: Salve signor Sprovveduto, lei ha un curriculum molto interessante. Le faremo sapere. Quest’ultima frase lo irrigidisce sempre, perché il più delle volte è un No. Allora si chiede come mai non lo dicono subito che è un idiota e a loro, gente così non interessa, oppure che è troppo qualificato e per quel lavoro non va bene. Terminato il primo appuntamento procede al secondo, ovviamente dall’altra parte della città. Di nuovo metro, toglie il segnalibro e torna a leggere. Finita la decima pagina scende di nuovo. Secondo contatto, questo sembra più interessante del primo, ma alla fine anche qui viene liquidato con un Le faremo sapere, magari più professionale del precedente, però è comunque un esito negativo. Nel frattempo si è fatta l’una, mangia un panino al volo e alle quindici è di nuovo nella sua zona. Si cambia velocemente, prende il p.c. e procede verso la casa di Giovanni, un ragazzo del Liceo Scientifico che non ha molta voglia di studiare. Il classico ragazzo ben abbiente, svogliato, ma molto intelligente. Lo sprovveduto prosegue la sua corsa (corre più o meno alla stessa velocità della metropolitana), arriva a destinazione e prepara la sua lezione di latino. Il nostro protagonista è un laureato in Lettere, si è dovuto reinventare in mille lavori, maturando zero contributi. Ecco, perché, forse è davvero sprovveduto. Dopo aver fatto studiare Giovanni, torna a casa, invia nuove candidature, qualora ce ne fossero, e attende la prossima meta, speranzoso che sia migliore delle precedenti. La sera, quando esce con gli amici, a bere uno spritz discute di questo. Torna a casa ancora più avvilito.

Ogni giorno la stessa identica routine. Se lavora, corre e dopo tre mesi è in preda a un principio di esaurimento nervoso, che deve dissimulare in ogni circostanza. Se non lavora è comunque arrabbiato, perché non ha prospettive immediate, e deve tornare con umiltà dai suoi genitori. Non ha voglia, ma è costretto. Gli inculcano nel cervello da anni che l’Italia è in recessione, quindi dovrà fare sacrifici ancora per molto. È giovane, ma presto o tardi invecchierà, quando sarà stanco e non avrà più voglia di lavorare, continuerà. Gli diranno che in gioventù è stato uno sprovveduto, perché non ha pensato di metter da parte dei quattrini. In mezzo a tutto il caos ha una certezza: in questo periodo di crisi, cambiamenti climatici e umorali, i ricchi divengono sempre più ricchi e i poveri cadono ancora di più in miseria. Come tutti lo sa, e mal digerisce questa cosa. Molti suoi amici la mandano giù, alla meglio. Lui vorrebbe combatterla, ma sa bene di ritrovarsi da solo.

Non tutto però è perduto. La speranza allo sprovveduto non manca e magari la sua situazione potrebbe sbloccarsi nel giro di pochi anni; lui, in sordina, continua a combattere, non ha mai rinunciato ai propri sogni. Forse un giorno li realizzerà per davvero e il mondo sarà a tinte colorate anche per lui.

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