La domenica in provincia

La storia di un tempo spensierato e nemmeno così lontano. Un ciclo che sembra apparentemente chiuso, ma da un giorno all’altro potrebbe riaprirsi.

Le domeniche adolescenziali passate in provincia non sono mai svanite del tutto dai miei ricordi. La colpa forse è di questo particolare periodo dell’anno. Sì, proprio ora, mentre l’inverno si sta allontanando lentamente, e la primavera si fa vedere timida con il suo solicello, penso alla domenica quando si pranzava tutti dalla nonna. Era una sensazione piacevole: c’era un rituale ben preciso. Io e mio fratello ci alzavamo più tardi, perché il sabato solitamente uscivamo fino a notte fonda; la mamma preparava il pranzo, in particolare il ragù e le scaloppine, già dal giorno prima; invece il papà usciva con i suoi amici e poi alle tredici in punto accendeva la televisione e guardavamo prima Linea Verde,  il telegiornale e infine In mezz’ora (a casa la politica non è mai mancata); la nonna, dopo aver ascoltato la messa,  ammassava le tagliatelle o gli gnocchi.

Poco dopo arrivava il momento in cui ci si riuniva tutti. Mentre si cuoceva la pasta, la nonna ci raccontava la sua esperienza in Piemonte, risalente al 1929. Nonostante fossero trascorsi più di settant’anni la sua mente era molto lucida: aveva in mente il riso e le castagne, descriveva le sue compagne di stanza minuziosamente, aveva un dolcissimo ricordo delle suore superiori. Forse sembrerò eccessivo, ma la nonna conservava ancora quell’accento, sebbene fosse molisana e ad Alba probabilmente non c’è più tornata per tutto il resto della vita. Oppure ricorrevano le imprese sportive del nonno, quando, da giovane, giocava a calcio e insieme a un altro calciatore erano i più forti della provincia di Campobasso. Capocannonieri d’altri tempi, la loro era un’immensa sfida agli occhi della nonna. Poi, nei momenti di silenzio, si guardava la televisione e Linea Verde ci portava nelle tavole delle regioni italiane più lontane. Così da Frosolone, situato in provincia d’Isernia, immaginavamo di essere in Trentino Alto Adige, oppure in Val D’Aosta. Eravamo tutti assorti su quei filmati, quasi stessimo in venerazione.

La mamma portava in tavola il primo e tutti ci riempivamo il piatto, contenti di assaporare il menù della domenica. Come nella vecchia tradizione contadina, anche da noi c’è una programmazione ben precisa, che scandisce i giorni della settimana: per esempio lunedì pasta e legumi, martedì pasta al sugo ecc. fino ad arrivare alla domenica, dove il macinato è quasi d’obbligo. Da quelle parti non troverete una famiglia che la domenica non cucina il ragù. Comunque il pranzo procedeva, finiva il primo e degustavamo il secondo, poi il contorno che generalmente in questo periodo consisteva nei sottoli, in particolare zucchine o melanzane; seguiva infine la frutta, il caffè e qualche dolce. La sera, a meno che non nevicasse o facesse particolarmente freddo, si cenava pochissimo.

In un tempo in cui le stagioni avevano un andamento più regolare, in questo periodo la neve iniziava a sciogliersi, le giornate erano più lunghe, nel pomeriggio, dopo aver svolto i compiti, si usciva. Ci ritrovavamo con gli amici al bar, lì facevamo i vari gruppi: ci dividevamo tra il tressette e il biliardino. Passavamo due, tre ore lì sperando di far colpo su qualche ragazza. I primi amori nascevano e si sviluppavano in sordina, era quasi sempre un passaparola. Si arrossiva quando passava lei, si cercava di stupirla con l’intelligenza oppure dovevamo interagire in qualche modo. Il biliardino, il tressette, oppure il trivial pursuit, che esercitava sempre un certo fascino. Allora si sfoggiava la propria cultura, preparata esclusivamente per quel gioco. Gli amori impossibili erano quelli che mi piacevano di più, erano le sfide che mi esaltavano, anche se poi alla fine non concludevo nulla.

Che periodo strano l’adolescenza, si era chiusi con i grandi e ci si apriva solo ai nostri pari, convinti che tutti insieme avremmo trovato una soluzione. Ci riconoscevamo in un gruppo, c’era aiuto reciproco e tutte le situazioni si risolvevano insieme. Non ci faceva paura nulla, nessuno poteva fermarci.

Finito il pomeriggio verso le 20:30-21:00, quando era ancora freddo, ma tiravamo anche più tardi nei mesi successivi, si tornava a casa a guardare I Cesaroni. Le avventure di Marco ed Eva ci rendevano tutti perfettamente partecipi, il giorno dopo se ne parlava a scuola, e cercavamo di immedesimarci in loro. Momenti di gioia, ma anche di semplicità estrema. Ci bastava quel poco per essere felici, nessuno di noi si sarebbe allontanato dagli altri per più di mezza giornata. Quando eravamo fuori, scalpitavamo per tornare al più presto dagli amici.

Come gran parte delle storie, anche questa s’interrompe sul più bello. A diciott’anni, infatti, siamo tutti andati via, lentamente ci siamo dispersi nel resto d’Italia. Chi a Roma, chi a Milano, chi in Toscana o addirittura all’estero. L’avanzata della crisi che ha reso il Mezzogiorno sempre più povero e spopolato, ci ha costretto ad emigrare. Un po’ per vigliaccheria, un po’ per comodità o comunque in vista di una prospettiva migliore, tutto il gruppo ha abbandonato il paese natio. Tornare ora non è più lo stesso. Le nostre battaglie non le abbiamo mai affrontate davvero; le promesse non le abbiamo mantenute finora. Sento in fondo di dover qualcosa a quella terra. Spero un giorno di diventare grande in modo da poter inorgoglire quel paese, e insieme al gruppo, di riprendere la via che si è interrotta qualche anno fa.

Quante volte ci incrociamo per strada e in fretta ci salutiamo. Quante volte, seduti davanti a un bar, a Roma o in qualsiasi città ripercorriamo quelle domeniche e quei giorni spensierati. Il tempo spesso è un tiranno, ma la nostra mente è rimasta ancora lì. Anche se ce ne siamo andati, il nostro cuore è là, in mezzo alle montagne. Nonostante vogliamo apparire distaccati, non lo saremo mai del tutto. Quel tempo forse è più vicino di quanto crediamo, l’importante è desiderarlo totalmente, in modo da farlo tornare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...