Racconti di brevi esperienze di vita: Reunion

“Non so se è giusto ricominciare. Li ho salutati due mesi fa, dicendo a me stesso che sarebbe stata l’ultima volta. L’avevo giurato…”

“D’altronde non so nemmeno cosa dire ancora. Sempre le stesse chiacchiere”.

“Il loro e il mio tempo del racconto è finito, però la vita è troppo strana. Un ciclo che sembrava chiuso, ritorna quando meno te l’aspetti”.

“Sì dai. Voglio proprio sentire cosa hanno da dire sugli avvenimenti attuali”.

“Un loro pensiero potrebbe farmi capire tante cose… quasi quasi, dopo la spesa mi avvicino e parlo con loro. Senza paura.”

Oggi Alberto pensa tutto questo, vuole tornare da Salvatore, Michele, Giovanni e Alfredo, per una reunion.

Questa volta, però, vuole partecipare alla discussione.

Non vuole essere uno spettatore nascosto tra i passanti.

Chissà se i quattro saranno contenti.

Chissà come reagiranno.

Ma poco importa ad Alberto.

Ha voglia di farlo e senza pensarci ancora.

Lo farà.

Prima, però, ascolta cosa stanno dicendo.

“Michè, la sttmana passat n nd sci vist. Che fina sci fatt?”. Chiede Salvatore.

“Che fina eva fa? Avrà accis lu puorc” commenta sarcastico Giovanni.

“E p forz, mo quiss è l’utm”, dice Alfredo.

“Uagliò! N v sfugg niend” risponde sorridendo Michele.

Poi continua: “Scin, a uann è lu terz…mo basct”.

Riprende Salvatore: “allor lu tnema assaggià. Dmenca ch vè port nu ticchij d savciccia”.

“Mmh… scin s z’è seccata n c sta problem”, afferma Michele.

Di colpo Alberto interrompe la loro conversazione ed esordisce così: “Signori scusate, ma per caso siete molisani?”.

A rispondergli è Salvatore: “più o men… pcché tu d do sci?”

Alberto prosegue: “Sono originario del Molise, vengo da un paese in provincia d’Isernia, e sentendovi ho pensato che foste delle mie parti…allora mi sa che siete abruzzesi. Giusto?”.

Michele controbatte: “Giusto. Siamo di Schiavi D’Abruzzo”.

 “Vicino Agnone, il paese delle campane” irrompe Alfredo.

Poi continua: “Invece tu di ddove sei?”.

Alberto finalmente gli svela la sua identità, questo momento lo aspettava già da un po’.

Il tempo è passato, ma alla fine ce l’ha fatta.

“Sono di Frosolone, il paese delle forbici e dei coltelli. Sono a Roma da dieci anni e ho studiato filosofia alla Sapienza”.

“Bravo” commenta Alfredo.

Poi prosegue: “e mo che fai?”.

Alberto si sbottona e inizia a parlare anche lui un po’ in dialetto.

Il suo è un linguaggio misto di italiano con espressioni dialettali, prese un po’ da Frosolone, un po’ da Campobasso e un po’ da tutto il sud Italia.

Non ama solo un dialetto, ma preferisce ibridare la lingua, creando un modo di parlare del tutto originale.

Vuoi per le esperienze di vita, oppure perché conosce tante persone provenienti dalle diverse parti d’Italia, si è ritagliato negli anni un suo linguaggio.

Non è facile sempre caratterizzarlo.

Infatti spesso è scambiato per calabrese, o pugliese, campano, oppure lucano. Qualcuno gli dice che è abruzzese, ma quasi nessuno indovina la sua provenienza.

A lui piace giocare molto in questo senso.

Riprende la conversazione: “Eh, sci fatt na bella domanda…” sorride poi continua “dò ripetizioni di latino, storia e italiano ai ragazzi delle scuole medie e superiori”.

“Nzomma arriang cacc cusarella” risponde Alfredo.

“Ma sin più o meno” controbatte Alberto.

Ora sta per dirgli tutto.

Sente che è arrivato il momento.

“Vi guardo spesso la domenica quando passo qui… Faccio la spesa in quel supermercato (indicando il negozio distante 10 metri) e se piove, o nevica, o c’è il sole voi siete sempre qui. M’incuriosiva questa cosa”.

Allora Michele gli dice: “moglma va sempre a messa qui e anche le loro si ritrovano a chella chiesja, ecc pcchè c vdem sempr… m capisc s parl dialett?”.

Alberto sorride e dice: “scin, avogl… mica song d Torin?”

Prosegue con la domanda che avrebbe voluto rivolgergli questa domenica: “Ma vu n set preoccupat p lu Corona virus?”.

“Lu che?” risponde ridendo Giovanni.

È proprio la rassicurazione che voleva sentirsi dire.

Da quelle parti, un po’ per ignoranza o forse per incoscienza certe volte si sottovaluta un imminente pericolo.

Alberto non sa se è un bene o un male, sicuramente tutto l’allarmismo creato nelle ultime settimane, lo ha soffocato.

È come se quella risposta di Giovanni fosse una boccata d’ossigeno.

Una spensieratezza di cui aveva bisogno.

“Giovanò, ma ch c n mborta a nu? A qua stem. Viviamo alla giornata”. Continua Giovanni.

Poi riprende: “qua è na uerra tutt l juorn, mo za rposa n poc. Oddij, n poc tnem paur, pecché è na cosa nova, ma sem abbastanza fiducios”.

“La television, e mo pur internet dicn tanda chiacchier” prosegue Michele “s vuliss dà retta a tutt quand sciss mbazzij”.

Ridono tutti di gusto.

Anche Alberto è più rilassato.

“Abbiamo ogni giorno mille problemi, figurat s c fa paura un d chiù” dice Alfredo.

“E può scus… c tutt l chiazz ch c stiann: vu giuvn nn fatiat, lu clim è cagniat, la terra è avvelenata, chessa proprij è l’utma cosa” afferma Salvatore.

Alberto è di nuovo stupito, i quattro gli stanno dando delle risposte profonde.

Hanno una cultura a loro modo.

Sebbene sia più pratica di quella di Alberto è ugualmente importante.

“Salvatò s t prsient a lu parlamend j t vot” commenta ironicamente Giovanni.

“Scin pur i” ribatte Alfredo.

Quest’ultimo si rivolge ad Alberto dandogli un prezioso consiglio: “Datt sempr da fa. Lassa ì st chiacchier ch sient p television. A chess c’ema pnzà, ma pur a tutt l’at cos. Nu sem dat, ora tocca a vu”.

“Speriamo che fate meglio di noi… l coetaneij miè s so magnat l’Italia, e a me m vè da chiagn p vù” conclude Michele.

“Mo n c pnzam… piuttosto Michè la settmana ch vè facem assaggià lu puorc tiè pur a stu uaglion” dice Giovanni.

“Perché no” controbatte Michele.

Alberto sorride un po’ imbarazzato.

Dopo poche battute è già diventato uno di loro.

Allora ricorda, quando da piccino, i muratori che lavoravano nella casa di fronte parlavano con lui.

Gli piaceva ascoltare quelle storie, pranzare con loro e portargli il caffè preparato da sua nonna.

A quei momenti manda un sorriso.

“Sarà un vero piacere. Saprò dove trovarvi” replica Alberto.

Li saluta e s’incammina verso casa.

Ora ha conosciuto davvero quelle persone.

Buone e genuine come se le aspettava.

Ai suoi occhi, quei dispensatori di consigli, sembrano gli amici dei suoi genitori.

È contento.

Probabilmente la prossima domenica ci tornerà.

Se qualcuno gli dirà che è un vecchio, a lui non importerà.

Avrà ancora troppo da imparare in questa vita e non può sempre pensare al divertimento.

È un modo, forse più duro, per affermarsi nel mondo.

Sicuramente più doloroso.

Potrebbe costargli qualche sacrificio in generale, ma alla fine avrà imparato nuove cose e scoperto tempi che non esistono più.

Se tutto si realizzasse compirebbe davvero un viaggio temporale.

Finito il nuovo capitolo, Alberto torna a scrivere sul suo portatile.

Troverà nuove storie e nuovi personaggi.

Chissà se quest’ultimi saranno migliori di Alfredo, Giovanni, Michele e Salvatore.

Sa soltanto che deve andare a fondo nelle cose per riscoprire la vera essenza di tutto.

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