Chernobyl: Le verità nascoste

Una storia vera e cruda mai portata sul grande schermo. A trentatré anni dall’esplosione riviviamo, per qualche ora, quei giorni.

La serie-tv Chernobyl, suddivisa in cinque puntate (di circa un’ora ciascuna), prodotta da HBO, un’emittente televisiva americana, e distribuita in Italia da Sky Atlantic ha riscosso un gran numero di spettatori. Almeno dodici milioni di persone hanno assistito alla visione delle puntate, andate in onda lo scorso giugno. Il prodotto televisivo ha ricevuto 6 riconoscimenti agli Emmy Awards e 1 come migliore serie televisiva dell’anno. Il successo risiede non solo nei numeri, ma anche nella storia, negli attori e nell’immaginario costituito. È sempre difficile parlare di serie televisive, calarsi nella trama e nelle reazioni del pubblico. Prima di tutto è necessario snocciolare la trama per capire davvero di cosa si sta parlando.

Lo scienziato Valerij Legasov osserva i danni causati dall’esplosione

Chernobyl, Ucraina, Unione Sovietica 26 aprile 1986, ore 01:23. Il reattore numero 4 della Centrale nucleare esplode, a seguito di un esperimento di ordinaria amministrazione. Subito il caos è contenuto all’interno, nonostante scienziati e tecnici avvertono il disagio causato dall’esplosione. Si cerca di contenere i danni, ma è impossibile, ormai l’incendio divampa ovunque. Detriti e macerie dappertutto. Viene distrutta qualunque cosa si trova nel raggio della centrale o a poche decine di chilometri.  Intervengono i vigili del fuoco, ma invano. Il giorno dopo la notizia giunge al Cremlino, guidato da Michail Gorbacev, che provvede subito alla creazione di un comitato scientifico d’urgenza. Tutti capiscono la gravità della situazione, ma non hanno i mezzi efficaci per contrastare l’avanzata del disastro. Uno dei maggiori scienziati Valerij Legasov (interpretato da un efficace Jared Harris) individua la soluzione, così nel giro di poco tempo si attenuano gli effetti. Pryp’jat, la città di fianco alla centrale viene evacuata, tre ingegneri si sacrificano per non contaminare l’acqua, vengono chiamati dei minatori per scavare un bunker e togliere i detriti della grafite, la vera responsabile della morte di migliaia di persone. Il resto della storia riguarda il processo e le verità nascoste della Russia al mondo. Spicca anche una scienziata, Ulana Khomyuk (una bravissima Emily Watson), che è di fondamentale aiuto per Legasov. Un’altra pedina del racconto è Boris Shcherbina (Stellan Skarsgard) il vice presidente del consiglio dei ministri sovietico, è lui a prendere le decisioni politiche, in base alle conclusioni degli scienziati. È lui a far conoscere la cruda verità a Legasov sul mondo e sulla propaganda politica. La trama finisce qui. Questo serve solo a dare un’idea per un dibattito successivo.

La serie, seppur romanzata (si pensi alla figura di Ulana Khomyuk, di fatto mai esistita), mette a nudo un mondo fragile. Una storia mai finita. Chernobyl è stato il disastro nucleare più grande mai avvenuto nella storia dell’umanità. L’inefficienza di una classe politica drogata dalla Guerra Fredda ha creato danni irreversibili. Oggi, la città di Pryp’jat è un museo della sofferenza a cielo aperto. Non c’è rimasta anima viva. L’ecosistema è scomparso. Nelle viscere della terra e dell’acqua la contaminazione è totale. La fiction ideata da Craig Mazin e diretta da Johan Renck è solidale con l’umanità intera. Non è dalla parte degli americani, ma nemmeno dei russi. Riflette sull’errore umano, sulla precarietà dell’esistenza e soprattutto sulla menzogna. L’occultamento della verità ha causato più morti dell’esplosione nucleare. Gli anni successivi hanno portato a sconvolgimenti politici in Russia e nel pianeta. Nel 1989 Michail Gorbacev mette fine al bolscevismo, cade il muro di Berlino e con esso tutto il contesto storico di quegli anni.

La testimonianza durante il processo.

La vita collettiva era interesse di pochi. Non importava ai politici dell’epoca se morivano cento o un milione di persone, era necessario non apparire deboli di fronte al nemico. Chernobyl non limita lo sguardo solo alla Russia, ma all’intero pianeta. Quella classe politica russa poteva essere interscambiabile con quella di un altro stato. La verità ha sempre faticato a uscire. Di sicuro, oggi, di fronte all’incremento di tumori e leucemie non può più essere nascosta. Sarebbe troppo sciocco pensare che i danni di quella centrale nucleare non colpiscano ancora. Saremmo troppo indifferenti se non ci accorgessimo che le donne e gli uomini di Pryp’jat non sono dei nostri fratelli. La miniserie non lascia spazio all’ottimismo o agli auguri, ma ci aiuta a riflettere. Sullo sfondo c’è solo morte e disperazione. Craig Mazin e Johan Renck ci lasciano tutte le soluzioni possibili, resta a noi capire quale sia la migliore. Ammesso che ci sia.

Daniele Altina

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