L’esercito dei volantinai (parte prima)

Sono ovunque. Rappresentano una generazione nata dalle briciole della vecchia, perché il loro guadagno è una piccolissima parte rispetto a quello dei padroni.

Negli ultimi anni con l’avanzata della crisi economica, la diminuzione del lavoro retribuito e soprattutto le scarse possibilità di inserimento, molti giovani (e non solo) hanno cominciato a organizzarsi al meglio. Alcuni di essi hanno preferito entrare nei call center, altri lavorano come camerieri, invece molti scelgono come forma di part-time il volantinaggio. Ormai è diventata una vera e propria attività, seppur non legalizzata (nella stragrande maggioranza si tratta di lavoro nero), riesce a far sopravvivere tanti ragazzi, che con quel denaro offrono almeno un piccolo contributo all’ economia familiare. Non esiste una definizione precisa del fenomeno, di sicuro siamo di fronte a un precariato che ogni anno è in continuo aumento.

Da soli, in due, o in gruppi di tre/quattro i volantinai li troviamo in ogni angolo della città, si muovono molto spesso nell’indifferenza generale e sono l’espressione di una forma artigianale di marketing. Seppur antiquata, considerando che ormai viviamo nell’era della pubblicità online, quest’attività riesce a creare una piccola indipendenza ai ragazzi di oggi. Già, perché non occupa molto tempo, al massimo 3-4 ore al giorno, motivo per cui è possibile conciliare lo studio con il lavoro. Negli ultimi periodi non ci sono soltanto studenti, ma neolaureati e talvolta disoccupati in attesa di migliori prospettive. La paga non è molto alta, si parte da 3,5 euro fino ad arrivare a 7 euro. Le categorie coinvolte da questo tipo di pubblicità sono diverse: alimentare, che a sua volta interessa pizzerie, ristoranti e supermercati (in quest’ ultimo caso lo sfruttamento è al massimo e si preferisce la manodopera straniera); abbigliamento, elettronica, librerie e centri di studio. Anche in questi ultimi settori le paghe sono simili, l’unica differenza rispetto all’alimentare riguarda la costanza con cui viene svolto l’impiego.

Un flusso di denaro che passa silenzioso, sotto gli occhi di tutti, quasi distrattamente. Nessuno si preoccupa, forse perché questi non sono i problemi reali del paese, ma di sicuro rappresentano un dato significativo su cui riflettere. Un altro esempio virtuoso di un’Italia che non funziona. Lo specchio di una realtà con cui non riusciamo a fare i conti. Il sistema è al collasso, manca la liquidità per il pensionamento dei lavoratori più anziani e non si possono assumere altri giovani. L’unico risultato a cui ambisce un ventenne d’oggi è lo stage, che non risolve i problemi perché dura poco tempo e spesso oltre a non esserci possibilità di inserimento, si assiste allo sfruttamento più totale. Concorsi pubblici bloccati, una burocrazia infinita che logora dall’interno l’apparato statale sono il risultato di politiche poco attente ai cittadini, specialmente nei confronti degli under 30, quella generazione nata tra la fine degli anni ottanta e l’inizio dei novanta. Se la classe precedente era soprannominata “Generazione mille euro” (titolo di un film di Massimo Venier) oggi, la nostra, è quella degli stage e dei volantini.

L’esercito dei volantinai cresce ogni giorno, tra loro si nascondono le storie più incredibili, che raccontano una grande voglia di riscatto. La paura di queste persone è che il futuro non sarà all’altezza delle loro aspettative. Intanto esse non rimangono immobili in attesa di un cambiamento, combattono il sistema per capire cosa non va. Il resto per ora non importa, si vive la quotidianità, se non addirittura l’attimo e ovviamente in questo clima i progetti a lunga scadenza non esistono. Sarebbe opportuno quantomeno cambiare le vecchie regole e attraverso l’umiltà riscoprire un mondo ancora troppo corrotto.

Daniele Altina

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