Quello che non vogliamo sapere

Semplici osservazioni di un umile spettatore.

Tutto quello che vorremmo sapere, o forse no. Qualcosa di non richiesto, eppure spesso ce lo devono comunicare a tutti i costi. Perché? È come se l’autore volesse liberarsi, e noi spettatori siamo costretti ad assistere inermi. Ma d’altronde è il prezzo del libro, del biglietto o della visione. Si rischia di rovinare un bel prodotto, le aspettative vengono raffreddate e dall’altra parte, non siamo affatto felici.

I finali diversi di alcuni romanzi famosiGraphoMania

Quante volte ci è capitato di assistere a un finale di un film, di un libro o di un’opera teatrale in cui l’autore aggiunge ulteriori spiegazioni. Non sappiamo più come dirlo: “Non vogliamo saperlo”. “Non c’importa nulla”, il dubbio aiuta più noi che voi. Vogliamo illuderci, creare il finale che più ci piace, o quello in cui riusciamo a immedesimarci meglio. La fantasia conclusiva è la cosa più bella che può esserci. Ci lascia con una bocca mezza aperta e mezza chiusa, altre volte con un sorriso sulle labbra. In alcuni giorni ci fa soffrire di più, ma forse è proprio quello che cerchiamo.

Lasciateci con i dubbi, le incertezze e qualche paura. Lasciateci arrabbiati, pensierosi ma non la delusione. Quella resta e non la cancelliamo facilmente. A tutti gli autori semplicemente diciamo: “Osate, ma non troppo”. Lasciateci qualche nascondiglio dove ripararci tra le pieghe della vostra opera. Ecco, in questo senso non potete chiederci comprensione, perché avete già detto tutto. La spiegazione finale è un atto d’egoismo nei confronti degli spettatori. Ma forse anche noi siamo ugualmente egoisti, quando vi chiediamo di bloccare la vostra creazione nel mezzo. Godiamo da matti a bloccare il vostro processo creativo. Troviamo un compromesso soddisfacente, in modo da non sentirsi nessuno escluso.

La vostra genialità si scontra con un mondo terreno troppo piccolo per accogliere le vostre idee. La nostra pulsione diviene inconciliabile con il futuro. Allora ognuno dovrebbe tenersi per sé tutti i pensieri aggiuntivi. Se proprio non riuscite a farne a meno d’inserire finali troppo esplicativi, introducete maggiori riferimenti nel mezzo dell’opera, senza perdere il ritmo. Non è affatto facile, è come se si bloccasse l’entusiasmo, però se riusciste a superarla questa barriera, potrebbero uscire fuori nuove opere ugualmente belle. Meglio mantenere un ritmo incerto e non incepparsi sul finale, piuttosto che inserire in conclusione tutto ciò che avreste voluto dire in precedenza. Magari fate un’altra opera con quello che avete da dire, altrimenti viene fuori altro rispetto all’idea originaria. Senza giustificazioni di circostanza, d’altronde non ve ne chiediamo, se poteste accontentarci ve ne saremo grati.

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