Noi trentenni

Una classe impoverita, sfiduciata, che prova a rialzarsi dal corso degli eventi.

La generazione nata a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta del Novecento, è una delle più svantaggiate. Deve faticare il doppio delle precedenti, ha pochi incentivi per costruire un futuro solido. È la generazione educata, quella che non si ribella, quando avviene lo fa in punta di piedi, quasi che volesse chiedere “Scusa”, oppure se “proprio devo farlo”. È la generazione del compromesso pacifico, inconsapevole di quello che accade intorno. Tutto sommato questi giovani si accontentano, non solo perché i genitori potrebbero ancora aiutarli, ma non hanno molte alternative. Alcuni sono preoccupati per il futuro a tal punto da restare bloccati nel presente.

È la generazione che presenta un ampio numero di laureati in uno stato che non riesce ad accogliere le loro richieste. Da tutte le parti s’impegnano, i ragazzi cercano di combattere l’assistenzialismo lavorando per pochi euro. Sembra la descrizione dei nostri nonni in giro per il mondo agli inizi del secolo scorso, invece è la realtà attuale. Tutte cose scontate, certo, è sempre più difficile trovare una sistemazione. Mancano le risorse, a volte anche i mezzi. Ci ritroviamo con tanti laureati che svolgono mansioni diverse da quelle per cui hanno studiato, ecco perché si accontentano. Il sistema in un certo senso li spinge ad accettare quei lavori poco qualificanti. Qualcuno dirà che si tratta di gavetta, ma quest’ultima dovrebbe durare un periodo limitato non troppi anni.

Così si osserva il precariato e lo stagismo infinito. Preferiamo a quel punto un lavoro meno qualificante, che prova a darci un sostentamento. Si vive in un tempo di eterna frustrazione, forse per lo stile di vita, oppure per una corsa folle verso il niente. Questo ci fa star male e da lì cominciano tutti i problemi: genitori onnipresenti su qualsiasi scelta, utilizzo di psicofarmaci e quel senso di disagio avvertito continuamente. Sorridiamo, proprio per non piangere. In alcuni giorni ti verrebbe la voglia di lasciare tutto e partire, ma sai bene che i conti con la realtà prima o poi tornano. L’emigrazione è una strada che hanno provato in tanti, salvo poi tornare indietro. Allora provi a inventarti qualcosa nella tua realtà grande o piccola che sia, ma in un mondo che va troppo veloce e una provincia che resta bloccata trent’anni indietro, è davvero difficile conciliare tutto. La creatività non manca, è assente il giusto contatto.

Si tratta sempre di soluzioni provvisorie. Forse è proprio l’età che ci rende così inconsapevoli di fermarci, di stabilizzarci in qualche punto. Eppure c’è chi, nonostante tutto, riesce a sposarsi, a fare una famiglia. I tempi cambiano, ma gli usi e i costumi si evolvono. Senza considerare che i divorzi o le separazioni sono argomenti abbastanza comuni.

Viviamo in un tempo fluido, in cui l’unica cosa da fare per adattarsi è diventare degli anfibi, o dei camaleonti. Così è l’unico modo per sopravvivere, ma è anche la strada che porta all’ egoismo. Questa scelta comporta dei dolori. Bisogna restare uniti, genuini e non tradirsi a vicenda, aiutarsi il più possibile. Solo così la generazione degli attuali trentenni ne uscirà viva. Produrrà la nuova linfa che serve al mondo. Ci sarà bisogno di tutti, ricchi o poveri, belli o brutti, neri e bianchi, ognuno aggiungerà un tassello a questo splendido organismo. Questa è un’utopia, ma sarà l’unica strada possibile per il miglioramento. Oggi c’è tutto, eppure a noi manca sempre qualcosa. Toccherebbe cambiare quest’approccio, cominciare a pensare a una decrescita felice, a un senso di privazione più vero, meno materiale, al compiacersi di più alle piccole cose. Se sarà possibile tutto questo, allora saremo cambiati e riusciremo a far fronte a un futuro che ogni giorno diventa imprevedibile, o forse no. È solo un ciclo che termina e ne sta per cominciare un altro e noi troppo indaffarati non ce ne stiamo accorgendo. Rilassiamoci e ripartiamo tra qualche mese. Torniamo nei posti ancora vergini, lontano dal rumore, facciamoci guidare solo dai pensieri più intimi e istintivi. Scaviamo nel nostro inconscio e poi risaliamo, saremo delle persone nuove e potremo insegnarlo a tutti. I trentenni sanno stupire, ma l’hanno dimenticato. Ricordiamocelo e miglioreremo il mondo.

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