Il caldo cambiamento climatico

La direzione che dovremmo prendere e invece non abbiamo ancora intrapreso. Il tempo stringe, è opportuno far qualcosa in maniera razionale.

L’estate sta finendo, così cantavano i Righeira negli anni Ottanta, ma oggi qualcosa sta cambiando. Non sono modificate solo le nostre abitudini, ma anche il modo di essere consumatori/produttori, e con questi il clima. Quest’ultimo non è migliorato, ma è soggetto a un discreto incremento. A seconda dei luoghi della Terra, il clima è aumentato di almeno un grado. E sfido chiunque a dire il contrario. Non solo è visibile nei cambi improvvisi di temperatura, o nei violenti eventi atmosferici che stanno sconvolgendo la Terra. Piogge torrenziali, cicloni più violenti, nevicate abbondanti sempre più frequenti, il tutto è affiancato da una violenta siccità.

La domanda che spesso rivolgiamo a noi stessi, quando ci va di ragionare, è la seguente: è tutta colpa della natura oppure anche l’uomo mette il suo zampino? La risposta non è affatto semplice, ma di sicuro lo sfruttamento selvaggio di riserve minerarie, il disboscamento che sostituisce gli alberi con palazzine, sta conducendo alla catastrofe. Il nostro benessere ha un prezzo non solo economico, ma soprattutto ambientale.

Se fino a qualche anno fa non ci accorgevamo del cambiamento, adesso che è più palese cominciamo a sentirlo sulla nostra pelle. Arrivati a questo punto, dobbiamo solo invertire la rotta. Già, ma come? È proprio nel momento che tutto sembra irreversibile, dobbiamo intervenire. La terra è colpita da un tumore a uno stadio avanzato, nel momento in cui abbiamo percepito i primi sintomi, essa sta logorando all’interno. Le metastasi hanno occupato tutti i continenti: in Australia lo scorso dicembre sono stati bruciati milioni di ettari di vegetazione, tanti animali morti e molti altri feriti. Mentre sto scrivendo bruciano alcune parti degli Stati Uniti, e chissà quanti altri incendi in giro per il mondo. Sempre nel 2019 ha bruciato anche l’Amazzonia, a causa degli allevamenti intensivi, dovuti all’eccessivo consumo di carne. Molti di questi incendi sono dolosi, sicuramente il clima torrido li favorisce. Senza considerare che i ghiacciai ogni giorno perdono volume, ma alla Russia, agli Stati Uniti e alla Cina non è che importi molto.

L’unica nota positiva è la consapevolezza da parte di molti giovani in tutto il mondo. Si pensi a Greta Thunberg, che con la sua determinazione ha cominciato a farsi sentire. La sua battaglia ecologica Strike for climate change comincia a smuovere qualcosa, ma da sola non basta. I protocolli per il clima devono essere rispettati da tutti, gli accordi di Parigi non devono restare solo sulla carta. Nei prossimi anni tocca andare nella direzione della Green Economy. Ma per far questo sono necessari capi di stato all’altezza, con competenze ambientali e con politiche serie. Probabilmente un mondo verde è più economico di quello industriale, attuare delle riconversioni è l’unico modo per arginare il problema.

I cambiamenti climatici sembrano predire l’Apocalisse, infatti spesso vediamo immagini o video di persone che scappano in preda al panico, alla paura della morte. Pandemie come il Covid 19 potrebbero essere cicliche in un contesto come il nostro. Periodici Lockdown potrebbero segnare il nostro futuro, non sarebbero episodi isolati. Clima, fame e povertà sono tematiche strettamente correlate, unite alla guerra contribuiscono alla morte del Pianeta. Non dobbiamo aver paura, ma prendere solo coscienza, essere meno egoisti e aiutare i paesi più poveri. D’altronde ce lo insegnano a scuola, dovrebbe venirci naturale, eppure sembra così difficile.

È necessario ritornare a una tecnologia semplice, a poche cose e soprattutto a produrre pochi rifiuti e meno smog. Ripopolare i paesi abbandonati e privilegiare di più le arti e non solo la tecnica. Reinventarsi e rischiare. Riconquistare la fiducia che questa società ci ha tolto. Dobbiamo essere cittadini del mondo dei villaggi, ripensare le città, privilegiare i mezzi pubblici e le biciclette. Da qui può ripartire il cambiamento, ma si sa, che se non verrà imposto, tutto questo non accadrà. Il Covid ha lanciato il segnale, sta a noi recepirlo. Solo così saremo meno repressi, respireremo la nostra libertà ed eviteremo il peggio. Essere per una volta unici e non omologati a un sistema che ci garantisce un finto benessere, fatto di una felicità provvisoria o di una continua ricerca della stessa.

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