Molise: Una terra ancora sconosciuta per poco

Attrattive, potenzialità, punti di forza e debolezza di un territorio che inizia ad aprirsi timidamente.

Da qualunque parte accedi al Molise, sia la Campania o il Lazio, l’Abruzzo o la Puglia, cominci ad accorgerti di un’aria diversa. Qualcosa di strano, eppure semplice che ti fa star subito bene. Ti fa svanire le tue ansie e ti porta in una regione, dove il tempo si è fermato. Non è un modo di dire, ma qui è davvero così. Lontano dall’autostrada e dai treni ad alta velocità, in Molise esiste davvero un microtempo. Le giornate sono più lente che altrove, molte delle trasformazioni avvenute in gran parte d’Italia, qui ancora non attecchiscono. Non so se è un bene o un male, ma di sicuro serve a rendere unica questa terra. Essa è genuina, ma allo stesso tempo sa essere aperta. Superata la prima diffidenza, i molisani sanno essere accoglienti e inclini alle novità, quando giungono. Non è sempre facile penetrare, ma una volta che rompi la scorza dura della Falesia, tutto il resto scivola facilmente. L’integrazione vien da sé. Da queste parti nessuno l’ha imparata a scuola, perché lì si pensava ad altro.

Terra di contrasti, benedetta e maledetta insieme. Come diceva Fred Bongusto “Molise puozze esse accise” è la perfetta sintesi di quello che segue. La fatica e il sudore si mescolano perfettamente al benessere e all’aria pulita. È una regione che finora non ha avuto il giusto riconoscimento, forse perché nella corsa alla città, al confort e al divertimento il Molise non poteva avere un posto degno. Mancano le strutture turistiche e le infrastrutture, molto spesso c’è un’organizzazione precaria e affidata al caso. Le istituzioni regionali risultano inadeguate per il cambiamento sperato. Manca la giusta valorizzazione, gli enti che lavorano seriamente sul territorio. Ci sono poche iniziative davvero di grande valore, si pensi al Molise Film Festival di Casacalenda, oppure il Festival Aut Aut di Termoli, solo per citarne alcune. Il resto si dissolve in qualcosa che dura lo spazio di una stagione. Manca la progettualità per il futuro e la continuità di qualche buona azione già intrapresa. Il territorio c’è, la natura anche.

Sarebbe necessario che venisse istituita una commissione turistica, che dall’inizio fino alla fine dell’anno porti numerosi progetti. Coinvolga tutti i territori: piccoli, medi e grandi. Una commissione che riporti un po’ di lavoro in una terra che ogni giorno combatte con lo spopolamento, che spinga finalmente qualcuno a investire. Ci vorrebbe la solidità di una regione che attragga italiani e stranieri. Il Molise quest’anno ha avuto molta pubblicità sulle testate nazionali e internazionali (Repubblica, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Il New York Times). Tutto sommato c’è stato un grande afflusso di turisti, ma al contempo sono mancate molte cose. Le bellezze storiche e naturali, da sole non bastano, è necessario valorizzare quei luoghi con iniziative artistiche, culturali, sociali. Sarebbe bello svolgere dei concerti gratuiti, ma si ha come l’impressione che molti giovani vengano lasciati soli.

Si basa tutto sul volontariato e su un beneplacito delle amministrazioni locali, che in qualche caso offrono incentivi per risistemare alcune aree, si pensi alle Cascate di Carpinone, oppure i Sentieri che stanno emergendo a Frosolone. È mancata una maggiore azione tra i volontari e le autorità. Una parte del bilancio doveva essere destinata a queste attività, ovviamente associata a una buona manutenzione.

Quanto resisteranno i volontari? Un anno o forse due grazie alle offerte lasciate dai visitatori; se non viene intrapresa un’azione più limpida anche quest’opera finirà nel dimenticatoio. Ora che esistono molti mezzi e non sono necessari grandi investimenti, facciamo sì che la cosa pubblica amministri per il bene di tutti. Non lasciamo che dei privati prendano in mano la situazione, creandone un vantaggio solo per pochi. I paesi hanno molto da guadagnare se intraprendono la giusta direzione. Non soltanto in termini economici, ma anche per una buona visibilità. Una corretta gestione ci farà guardare al futuro con meno sospetto e più ottimismo.

Molto spesso solo il patrocinio di un ente non basta. È necessario riunirsi attorno a un tavolo e discuterne con tutte le persone interessate. Bocciare o approvare delle decisioni, arrabbiarsi se le cose non piacciono. Far volare le sedie da una finestra se serve per il bene delle persone. Serve una comunità più unita su alcune decisioni, e che non si fermi solo alle buone premesse. L’ospitalità se non è incorporata alla fiducia e alla serietà resta qualcosa di bello, ma vago. Resta qualcosa che il turista non dimentica, ma che inevitabilmente l’anno successivo lo porta a scegliere altre località. Quanto scritto non è una lamentela, è uno stato di cose reali che va migliorato. C’è bisogno di non farsi trovare impreparati per le sfide del futuro, programmare e anche un po’ osare se si vuole diventare una terra regina non solo per i molisani, ma per l’Italia intera.

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