I Cani: Quando il Pop diventa Indie

Alcune riflessioni su un gruppo e sulla nascita di un genere.

Ci sono momenti storici diversi da altri, quando comincia a circolare qualcosa a cui non riesci a dare un nome o una forma. No, non sto parlando della diffusione di un virus, ma dello sviluppo di un genere musicale. Circa dieci anni fa, nel giugno del 2010 a Roma uscivano i primi brani dei Cani: I Pariolini di 18 anni e Wes Anderson. Non erano i primi testi che si muovevano nel panorama indipendente italiano, ma da loro nasceva un genere nuovo. Un misto di elettronica e pop a livello musicale e un’innovazione dei testi da far invidia ai cantautori del passato. Prendeva vita in Italia in quel giugno la musica Indie, che avrebbe occupato la scena nel decennio successivo.

Probabilmente era il momento adatto per sviluppare un tale discorso. Un genere che affrontava i problemi degli adolescenti dei primi anni 2000, che erano in conflitto con il mondo ingombrante dei Social Network. Uno spazio dove l’apparenza riempiva il vuoto della sostanza. La mossa de I Cani va in controtendenza, essi, guidati da Niccolò Contessa (musicista e produttore, l’anima del gruppo), scelgono di non apparire. Un ulteriore gesto che descrive la direzione intrapresa dalla musica nostrana. Negli anni successivi si sono sviluppati fino ad arrivare ad Aurora, l’ultimo album della band, dove si raggiunge la perfetta armonia.

Ciò che doveva essere un fenomeno di nicchia, magari riservato a giovani nerd, diventa nel corso del tempo qualcosa di solido. Finalmente la nozione di “alternativo” assume una connotazione precisa, riesce a identificarsi con un gruppo capostipite come I Cani e proseguire con Calcutta, Gazzelle, Canova, Fulminacci, Lucio Corsi. Questi sono solo alcuni gruppi, il panorama è complesso e la lista dei nomi si arricchisce ogni giorno.

Tocca chiedersi quale sia la componente che rende questa musica diversa dagli altri generi, e soprattutto dobbiamo interrogarci su quanto possa durare quest’influenza. Capire se si tratta di una semplice moda o se c’è qualcosa di più duraturo all’interno. Probabilmente la seconda opzione è da preferirsi. Chi credeva che la musica alternativa non potesse raggiungere buoni livelli di pubblico e di critica si stava sbagliando. I Cani sono stati la risposta a un’esigenza di musica nuova, che potesse conciliare più tipi di pubblico.

Niccolò Contessa ha creato delle sonorità che andassero in linea con qualcosa che non era stato mai raccontato. Qualcosa che fino ad allora poteva essere un tabù. Frasi come “perché adesso la notte è finita e la droga è scesa. Ecco a voi la creatura più sola su questo pianeta” (Il posto più freddo, Album Aurora, 2015), denudano i giovani del nostro tempo. Il senso di solitudine, si lega al divertimento, alla sofferenza e alle notti sempre più lunghe, che diventano il terreno dove questo genere può stratificarsi.

Con l’indie s’è creato un nuovo immaginario fatto di risvoltini, barbe lunghe e occhiali scuri. Un passato che diventa presente. Una musica che racconta un tempo, uno stile e una semplicità che si era persa. Siamo tornati con i piedi a terra, e abbiamo capito la vera essenza della vita e della giovinezza, che non è solo allegria, ma anche riflessione e paura per il futuro. Dalle notti insonni nascono i versi più densi di significato, dalle melodie sperimentali invece è nata la musica de “I Cani”.

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