Coliandro: L’ispettore più irriverente del piccolo schermo

Quando la fiction può diventare realtà. Una storia longeva che non smette di appassionarci.

Le serie televisive producono tanti personaggi, tanti linguaggi e soprattutto nuovi immaginari. È il caso di L’Ispettore Coliandro, un prodotto Rai che ha cominciato la sua diffusione nel 2006, e dopo varie interruzioni, è tuttora attivo. Dopo sette stagioni si sta pensando all’ottava. Mai banale o scontato, l’ispettore interpretato da GiamPaolo Morelli e scritturato da Carlo Lucarelli, ogni volta assume forme nuove. Utilizza un linguaggio contemporaneo, vicino ai giovani, legato alla strada e al mondo della sottocultura urbana. Il protagonista è pieno di contraddizioni, pregiudizi ma riesce ugualmente ad adeguarsi bene nel contesto in cui si trova.

Bologna è la sua città, in particolare la Questura, è il luogo di lavoro di Coliandro, ma anche il ritrovo dei suoi amici. Infatti il protagonista non ha amici, se non i colleghi, non ha una donna, se non i vari personaggi femminili che si avvicendano nel corso delle puntate, le cosiddette Coliandro’s Girl. A primo impatto sembrerebbe una vita da sfigato, o magari da un poliziotto represso che cerca la consolazione nel suo lavoro, visto che al di fuori non potrebbe aver di meglio. Invece non è così, il personaggio principale è complesso. Un uomo che si batte dalla parte degli ultimi, denuncia i soprusi e vive più o meno la normalità. Ecco perché è facile immedesimarsi in lui. Ognuno ritrova alcuni di tratti di se stesso in Coliandro.

Ciò che rende grandiosa, o comunque fruibile la serie tv è l’ambientazione. Bologna è la città perfetta per Coliandro, in un altro luogo, sarebbe fuori posto. Carlo Lucarelli, infatti, è riuscito a costruire una narrazione perfettamente aderente al personaggio. Un luogo non troppo grande, o magari caotico, dentro il quale si muovono tante microstorie criminali. I portici di Bologna nascondono insidie, la periferia e l’entroterra bolognese non sono affatto un ambiente bucolico. In tutto questo frastuono c’è l’Ispettore che riporta ordine restando “fino a quando non si è risolto tutto”.

Si parte dalla camorra, passando per la mafia cinese e giapponese per approdare al mondo dei Narcos. Politici corrotti, poliziotti che abusano del loro potere, in L’Ispettore Coliandro si ritrovano parecchie sfaccettature del panorama criminale. Il protagonista è troppo testardo per seguire le procedure di un’indagine, anche perché non è mai preso in considerazione, preferisce fare a modo suo. Non ha tempo e si trova sempre in pericolo, la sua pista parallela conduce alla verità, le ricerche dettagliate dei colleghi chiariscono il resto.

Coliandro non è etichettabile come un personaggio fisso: ha le caratteristiche dell’Ispettore Harry Callaghan (Clint Eastwood), ma anche di Nico Giraldi (Thomas Milian), ma non solo. Il suo mondo è fluido come la nostra contemporaneità, non finiamo per identificarlo in un modo, che nella puntata successiva diventa l’opposto.

Divertenti, frizzanti sono le sue citazioni e soprattutto la convinzione con cui le dice. Tutti in quel momento ci sentiamo parte della sua storia. Il lavoro di Giampaolo Morelli è affiancato da altri colleghi come Giuseppe Soleri (nei panni di Gargiulo), Paolo Sassanelli (Gambero), Caterina Silva (Berta), Alessandro Rossi (De Zan), Veronica Logan (la procuratrice Longhi), Benedetta Cimatti (Buffa) e infine Luisella Notari (Paffoni). Tutti ricostruiscono insieme ai registi, i Manetti Bros (Marco e Antonio Manetti), l’ambiente della Questura di Bologna. Non è un caso che i personaggi vengano chiamati per cognome, il loro nome non compare quasi mai. Oltre al linguaggio gergale, si pensi a espressioni come Bestiale, Minchia, la forza della serie è anche il suo andamento fumettistico. Spesso viene in mente il mondo di Tex, di Zagor e in qualche caso anche riferimenti al mondo di Paz. Quest’ultimo in particolare quando il protagonista si avvicina al mondo giovanile e delle sottoculture.

Le cose da dire sarebbero tante, si potrebbe scrivere un intero trattato sull’opera di Carlo Lucarelli. Infatti la serie è ripresa dall’omonimo romanzo uscito negli anni novanta. Le lunghe discussioni non darebbero giustizia a un prodotto televisivo che va fruito, e poi magari generarci delle riflessioni. Non sappiamo quando uscirà l’ottava stagione, ma di sicuro in questi giorni stiamo aspettando le 13e30 per sintonizzarci su Rai Premium per rivederci le vecchie puntate. Ogni volta appare tutto più chiaro, riusciamo a scovare dei nuovi significati al suo disordine. Tutti, in una fase della vita siamo Coliandro, probabilmente qualcuno un po’ di più, ma questo aiuta senz’altro a superare le situazioni con leggerezza e meno paura.

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