Chiacchiere intorno Silvia Romano

Una piccola analisi sulla cattiva informazione degli ultimi giorni.

È sempre difficile parlare di questioni delicate. A meno che qualcuno non sia un vero esperto del settore oppure uno studioso, o un semplice appassionato. I punti di vista ovviamente sono diversi, ma un comune cittadino, mediamente istruito e che dispone soltanto dei siti web generalisti, la televisione e pochi giornali, non dovrebbe esprimersi su una cosa del genere. Eppure succede. Spesso i più suscettibili sono proprio i meno istruiti, quelli che basta una piccola scintilla (infondata) e sono pronti per scatenare l’inferno. Viene da sorridere, perché sono gli stessi che fino all’altro ieri erano felici di come stesse gestendo l’emergenza Covid19 il nostro governo. Guai se ci fossero stati gli estremisti al governo. Però appena la situazione diventa più serena, gli haters sono pronti a diffondere fake news, cattiveria e rabbia in una popolazione pigra e annoiata. Quelli che sostituirebbero volentieri un libro con un qualsiasi programma spazzatura. Sono gli stessi che vivono in un mondo ovattato, magari criticano l’operato di qualcuno semplicemente perché il loro idolo non l’apprezza.

Se c’è qualcosa che si può fare, come informare correttamente, va fatto senza sé e senza ma. Senza la paura che qualcuno ci critichi, tanto lo faranno sempre. Silvia Romano in questi giorni è costretta a vivere con una parte del paese che la odia, che non la conosce e che non sa nulla di lei. Come se non bastasse, dopo il trauma della prigionia, la giovane cooperante deve subire tutte le angherie. Il danno psicologico che le stanno arrecando è notevole. Forse l’invidia per il suo sorriso, per la sua determinazione e la sua libertà infastidiscono qualcuno. Non c’è davvero un limite alla vergogna. Al di là delle frasi fatte e di circostanza, stamattina anche un deputato della Lega l’ha definita una “neoterrorista”. Si tratta sempre di fornire un alibi al proprio odio, in un momento in cui la retorica sugli immigrati sembra esaurirsi, si sceglie un altro bersaglio. Fin quando ci sarà qualcuno da odiare, il proselitismo di una presunta razza superiore continuerà senza tregua. Fin quando avranno lo spazio mediatico urleranno. Sarebbe bello se qualche volta queste affermazioni non le riportassimo, in poco tempo riusciremmo a sgonfiare una bolla e magari a farla scomparire.

Chi scrive vuole combattere da sempre la cattiva informazione, quella fatta di speculatori. Quella che farebbe uccidere il vicino per un sospetto. Sarebbe opportuno inserire un emendamento alla Costituzione che dovrebbe tutelarci dalle Fake News, però questo già esiste. Allora il problema dov’è? Nella mancata applicazione della deontologia professionale, la stessa che permette di tutelare da insulti, da calunnie e dalla diffamazione. La carta deontologica dovrebbe essere rispettata da tutti, ma questo non accade. Molti sono liberi di pilotare il popolo verso il baratro.

Se oggi Silvia Romano deve subire non solo le minacce verbali, ma veri e propri gesti intimidatori, la colpa è anche di chi veicola un messaggio sbagliato. Di chi non si rende conto che sta parlando a una vasta platea, in cui non tutti riescono a cogliere la provocazione. Chi ci riesce, non gli dà peso, la combatte e la espelle dal suo sistema di pensiero. Chi non riesce, resta intrappolato e alimenta una guerra contro altri deboli come lui. L’arma della semplicità per spiegare cose che razionalmente sono difficili da comprendere, pare stia funzionando, ma sono sicuro che appena le coscienze toccheranno il fondo si ribelleranno a questo inutile linciaggio. Ma forse sarà troppo tardi e a quel punto non ci sarà molto da fare.

Quando ho pensato a quest’articolo ho ritenuto opportuno non aggiungere niente a quello che già si sa. È necessario riflettere su quello che sta accadendo, su quello che si è creato attorno alla cooperante italiana. Un misto di realtà e irrealtà. Era importante soltanto riportare la notizia della sua liberazione, il resto l’avrebbero dovuto lasciare ai magistrati, ai pm e ai servizi segreti. Oggi dovremmo festeggiare e non riversare un inutile odio, ma il nostro tempo avrà bisogno di scosse forti per apprezzare davvero l’umanità. Da questo circo mediatico non escono vincitori o vinti, ma soltanto sconfitti che dovranno ripensare a un cambiamento radicale della loro vita.

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