Piccole riflessioni su Giuseppe Conte

Breve storia di un premier che esce dall’anonimato e comincia a conquistare il cuore degli italiani.

Un nuovo tempo è giunto alle porte. Ormai è innegabile che si dovrà fare un discorso del prima e dopo l’Emergenza Corona Virus. È chiaro che ci sono differenze anche tra il governo Conte I e il Conte Bis. Non solo per la compagine governativa, ma anche per il tipo di lavoro che sta svolgendo il Premier. Si parlerà di come Giuseppe Conte, da anonimo nella prima fase della legislatura, sta assumendo pian piano le caratteristiche di un leader maturo. In due anni ha cambiato il volto della politica. Dagli urli e gli slogan della prima fase, si è passati a un low profile della seconda. Da una fase “dialogata” si è passata a una più strettamente “lavorata”. Oggi c’è più fermezza e senso di responsabilità in quello che viene fatto.

Malgrado tutto si cerca di far quadrato attorno a una maggioranza, che spesso subisce spinte sia dall’esterno, ma anche dal suo interno. Ancora nel pieno dell’emergenza c’è uno scontro non solo sulle misure da adottare, ma un vero e proprio conflitto di idee. Da una parte c’è il populismo del Movimento 5 Stelle, dall’altra l’ideologia di un Partito Democratico governato da troppe persone. Giuseppe Conte riesce a raccogliere tutte le voci di quest’area così vasta. Non è affatto semplice. Dall’altro lato c’è un’opposizione guidata da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che grida ogni giorno un nuovo slogan. Senza sapere effettivamente cosa fare.

Per carità, Conte non sarà Dio sceso in terra, che fa miracoli. Però si percepisce che con un leader serio, il popolo sia più invogliato a seguire le leggi. Non perché è represso con le sanzioni, oppure è legato a false promesse, ma proprio per la credibilità che questa persona, in un determinato momento, sta dimostrando. Questo non è un elogio, è solo un riconoscimento oggettivo. Avrà fatto poco o tanto lo dirà il tempo. Per ora sta mettendo la faccia. Sta dando la giusta coesione a un paese che almeno da trent’anni l’ha persa. E con essa anche la fiducia nell’istituzione democratica. Come direbbe qualcuno “sta tenendo la barra dritta”.

Non si può pensare sempre di affidare i problemi ai tecnici, e lasciare alla politica il solito gioco del palazzo, in cui le massime aspirazioni sono i ministeri. Un inutile scambio di pedine che destabilizza un paese in forte crisi economica e sociale. Allora ci si chiederà giustamente: ma le altre persone che attorniano il Premier sono quelle di ieri; non è che Di Maio oppure Zingaretti di colpo hanno cambiato la loro politica. No, non l’hanno fatto e probabilmente non lo faranno. La notizia è che a prendere le decisioni fondamentali sarà il Presidente del Consiglio. A lui spetterà l’ultima parola. Lui che conosce molto bene la Carta Costituzionale e riesce a interpretare al meglio le varie istanze.

Se fino a sette-otto mesi fa non avremmo scommesso nulla. Anzi avremmo sperato che se fosse arrivata una sciagura ci sarebbe rimasto solo da pregare, ora che è arrivata possiamo sentirci più sicuri. Meglio se non fosse mai arrivata, questo è ovvio. Però dobbiamo convincerci che ne usciremo al meglio se tutti ascoltiamo le indicazioni. Se tutti ci limitiamo ad osservare poche e specifiche norme. A noi non competono i grandi tavoli ministeriali, o i giochini di palazzo. Per fortuna siamo dall’altra parte. Possiamo solo giudicare, ma assolutamente non disprezzare. Il senso dello stato d’ora innanzi dovrà essere più forte e autentico. Almeno per non darla vinta a chi, da anni, scommette sulla caduta dell’Italia.

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