Sanremo batte il tempo

Come un singolo avvenimento può cambiare la vita in modo radicale.

Qual è il tuo ricordo legato a Sanremo? Oppure cosa facevi l’anno scorso in questo periodo?

Già, queste sono solo alcune domande che mi sono venute in mente pensando al Festival e allo scorrere del tempo. Ogni italiano, almeno una volta, ha legato un suo ricordo a questi giorni. Non è tanto la Kermesse canora a fare da sfondo ma le cose più o meno piacevoli che sono capitate. Grazie, direte voi, così è molto semplice. Di sicuro, però, almeno un avvenimento della vita è connesso a quanto segue.

Era l’inverno del 2013, colmo di preoccupazioni, di corse continue all’università, mi dividevo tra un esame e la tesi, che di lì a poco avrei discusso. Stavo per concludere la triennale, la speranza di potermi laureare nel mese di marzo era molto bassa, poiché dall’ultimo esame alla discussione sarebbero trascorsi circa quindici giorni. Ma ho deciso di tentarci ugualmente. Sembrerà strano, ma nel mese di febbraio, l’unico momento di svago era la sera dopocena, davanti al televisore. Non a caso, in quei giorni trasmettevano Sanremo. Ometterò dei particolari – ad esempio sulla conduzione, sul vincitore, le polemiche ecc.- mi soffermerò invece su un evento ben preciso. Ricordo con molto piacere che la Rai volesse trasmettere una fiction su Domenico Modugno, interpretato da Beppe Fiorello, e che quest’ultimo arriva sul palco dell’Ariston con la giacca dell’artista salentino. Aveva la stessa giacca che Domenico indossa nel 1958, quando, con la canzone “Volare” vince il Festival e da lì parte il suo successo in giro per il mondo. Dopo qualche giorno, finalmente va in scena la Fiction, divisa in due sere. La notte della prima serata sono preoccupato, all’indomani ho l’esame di Filologia italiana (come potrei dimenticarlo, d’altronde i momenti davvero importanti nella vita sono pochissimi). Guardo la puntata con la testa da un’altra parte, nonostante tutto quel film riesce a mettermi di buonumore. La mattina dopo finalmente svolgo l’esame, lo supero, nella mia mente penso ancora all’interpretazione delle canzoni di Modugno. Non aspetto altro che la sera per tornare a guardare la seconda puntata. Se ci penso ora, è tutto così assurdo. Intanto i pensieri scivolano e ritorno con la mente a quella sera di Sanremo, dove tutto è iniziato. Non so se è stato un segno premonitore, ma la notte dell’Ariston mi ha sicuramente illuminato la via. Sanremo involontariamente ha scandito il mio tempo, e a me piace pensare che sia successo, perché tutto era scritto nel destino. In qualche stella che la sera prima ha guidato il mio cammino.

C’è ancora un altro momento, sempre legato al Festival, di cui vorrei parlare. L’episodio risale allo scorso anno. Era sempre in questo periodo, mentre Achille Lauro cantava Rolls Royce e Mahmood vinceva il Festival, a me accadeva un’altra cosa. Forse meno importante della prima che ho raccontato, ma sicuramente rappresenta il motivo per cui stasera sto scrivendo. All’inizio di febbraio del 2019, insieme a un amico, abbiamo deciso di ristrutturare il mio blog: cambiargli nome, faccia e dargli un’impronta più definita. È proprio in queste sere, in particolare nell’ultima serata del Festival, che ho l’illuminazione per dare il nome, quindi l’anima di questo blog. Dopo aver trascorso il sabato sera in compagnia di alcuni amici, torno a casa, mi metto a letto e inizio a pensare a un nome. Qualcosa che non sia banale, ma divertente e che si leghi a più campi. Prima di addormentarmi prendo un foglio e butto giù dei nomi. Mi addormento. Poco dopo, mi risveglio, riprendo il pezzo di carta e scrivo il nome definitivo. Una notte di un anno fa è stata partorita quest’idea. Non so se sarà qualcosa che funzionerà, ma sicuramente è frutto di un parto travagliato. Chi scrive, ha trascorso diverse notti a pensare a un nome carino, e alla fine l’ha trovato.

Forse tutto quello che ho scritto non c’entra nulla con Sanremo, forse lo tocca solo marginalmente. L’unica certezza è che sentivo di farlo, di aprirmi al mondo. Volevo affidare i ricordi alle parole che fuoriescono da questa tastiera. Volevo che restasse qualcosa impresso qui. In questo momento. Vorrei che le stelle che hanno guidato me finora (perché da solo non ce l’avrei mai fatta), illuminassero il cammino di tutti. Sorridessero a chiunque. Loro sono lì, ci attendono, anche se non le guardiamo, basta cercarle con la mente. Così sotto l’auspicio degli astri è nato Scrittura Sconposta che ha ancora tantissimo da dire.

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