Orwell 1984, non smette di essere terribilmente attuale

Siamo nel futuro distopico che Orwell immaginava? Ci eravamo già quando Radford girò il film?

L’attualità di un romanzo come 1984 di George Orwell e la riproposizione di un film omonimo nel 1984 di Michael Radford porta ad alcune riflessioni, nel giorno della nascita del romanziere inglese, che con la sua opera ha cambiato la letteratura, il cinema (un certo genere, ma non solo), ed in un certo senso la percezione che abbiamo della società, e dell’uomo che la compone. Il 21 gennaio si celebra il settantesimo anno della morte dello scrittore, abbiamo rivisto la pellicola, ponendoci una domanda essenziale: quanto Radford ha deciso di rimanere fedele al libro?

TRAMA

Siamo nell’Inghilterra del 1948, subito dopo la seconda guerra mondiale. Il mondo è diviso in tre continenti: Oceania (di cui fa parte l’Inghilterra), Eurasia ed Estasia, che sono costantemente in guerra tra loro. A comandare l’Oceania c’è il Socing, che ha annichilito il popolo attraverso una brutale repressione fisica e culturale. Si parla la neolingua, un linguaggio che, anno dopo anno mira a ridurre le parole. A tutto questo si ribella Wiston, che stufo di essere un ingranaggio osteggia il Grande Fratello, cioè il partito-stato-nazione (questo Giano invisibile ed onnipresente), che tutto vede e tutto sa. È aiutato, almeno così sembra inizialmente, da Julia, una giovane donna che vuole ritrovare la genuinità della vita perduta. I due falliranno nel tentativo e Julia tradirà Wiston, che sotto violente torture verrà costretto a rinnegare tutto.

FEDELTÀ AL LIBRO

Radford opta per una messa in scena fedelissima del libro, per molti aspetti quasi maniacale. Questo rende la pellicola molto legata al momento meta-storico che Orwell crea nel suo romanzo, motivo per cui il film finisce per risultare in parte datato – cosa che, al contrario, non accade al libro, che è semore contiguo alla contemporaneità, se letto dalla corretta prospettiva. Qui forse si annida il vero problema della pellicola: pretendere non un adattamento fedele, ma una pedissequa riproposizione estetica (validissima e di altissimo livello) ma destinata ad essere caduca e limitata temporalmente. L’opera di Orwell, riletta giorno dopo giorno, resta attualissima ed immutata (anche per la propria capacità di adattarsi al contesto). 

Risultano modificati i nomi di alcuni ministeri: il Ministero della Produzione che corrisponde all’orwelliano Ministero dell’Abbondanza; il Ministry of Records, il luogo dove lavora Wiston, nel libro ha il nome di Ministero della Verità.

Due passaggi, invece, sono decisamente innovativi rispetto al romanzo. Frutto di un suo pensiero o una suggestione, risultano ugualmente significativi nell’economia del film. Il primo è la consegna del libro segreto della Resistenza scritto da un tale Goldstein e poi l’incontro con O’Brian. In 1984 di Orwell la consegna del libro avviene in una piazza durante un comizio; mentre nel film di Radford, probabilmente per precise ragioni produttive, è O’Brian stesso a consegnare il volume a Wiston, dopo che quest’ultimo ha svolto una visita nella sua casa. 

Per quanto riguarda l’incontro con O’Brian, invece, nel romanzo Wiston si reca a casa di questi in compagnia di Julia; invece nel film, proprio per evidenziare maggiormente l’alone di ambiguità di Julia, Wiston va da solo. Il carattere oscuro della donna resterà così fino alla fine.

Un’ultima differenza è nel finale: mentre Orwell descrive un Wiston completamente spersonalizzato dopo le torture; il Wiston di Radford ha un inconsapevole accenno di ribellione. Questo è il maggior segno di un mondo cambiato, del seme che Orwell, nella sua visione pur cupissima del futuro/presente, voleva inserire. 

Restano sempre i soliti dubbi sulla possibilità di realizzare da un romanzo del genere un film che sia dotato di forza propria; sull’aderenza della pellicola all’opera cartacea; su quanto il regista possa scrollarsi di dosso un libro così importante. In realtà Michael Radford ha mantenuto gran parte dell’organicità, rileggendo in maniera personale pochi punti. Questo è stato compiuto in nome dell’autenticità che altrimenti avrebbe lasciato il posto ad altre interpretazioni. Ma come detto, questa scelta se da un lato ha portato ad un risultato eccellente – una rilettura del libro che è del tutto dipendente all’opera originale, e che quindi diventa semplice lettura e traduzione in immagini -, dall’altro ha reso il film estremamente legato ad una certa estetica, che irrimediabilmente finisce per invecchiare con il tempo, perdendo l’attualità che è la forza stessa di quella storia. Che Radford fosse o meno consapevole di ciò, non è dato saperlo. Sappiamo però che un’opera come quella di Orwell è un tale mostro mitologico da sfidare, che il solo aver deciso di farlo (con risultati comunque di gran livello), merita un apprezzamento. 

Si ringrazia Lo Spaccone per la gentile concessione. Di seguito il link per vederlo sul sito originale:

Daniele Altina

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