Nino Rota, l’arte dell’invisibilità

Abbiamo riascoltato alcune delle più belle o famose colonne sonore del compositore milanese (tutte sarebbe stato impegnativo), e ci siamo resi conto dell’imponenza di alcune sue opere. Della vera e propria magnificenza. 

Tempo di lettura: 4 minuti

Con il latte e caffè si è soliti celebrare il connubio tra De Sica e Zavattini; potremmo affermare lo stesso per Federico Fellini e Nino Rota, a cui forse sarebbe meglio associare due elementi diversi. La collaborazione con il regista Romagnolo è stata fondamentale per dare merito ad un grandissimo compositore. Ma quest’ultimo  si legherà ad altri autori del cinema: Visconti, Coppola, Zeffirelli, Soldati. Diventando uno degli artisti di colonne sonore più prolifici ed immortali.  

Il suo lavoro, insieme a quello di tanti altri compositori, è delicato, sottile e trasparente. La presenza di un musicista nel film non percependosi visivamente ci obbliga ad uno sforzo diverso da quello a cui il cinema ci abitua (e sembra chiederci); in questo senso, la grandezza di un compositore per film sta probabilmente nel creare qualcosa che sia allo stesso tempo invisibile ma presentissima. Per questo Il padrino di Coppola ritorna in vita non tanto per i personaggi (o non solo), i dialoghi o le sceneggiature, ma soprattutto per le atmosfere di sottofondo create da un maturo Nino Rota. Questo è solo un piccolo assaggio, perché così potrebbe essere per  Il Gattopardo di Visconti, Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli, La dolce vita di Fellini. 

È sempre molto interessante capire come la musica si leghi al film e da esso resti in un rapporto inscindibile, contemporaneamente di simbiosi ed autonomia: perennemente in associazione ma anche in concorrenza. Ma la considerazione fondamentale è che non potremmo mai considerare uno di questi capolavori senza la colonna sonora, ne uscirebbe un ritratto storpio del film. E la difficoltà di rendere un’opera per il cinema di altissimo valore, sta sia nell’aspetto intrinseco (quanto è di buona qualità una melodia, o la composizione armonica) sia in ciò che dicevo poco fa: quanto quell’opera esalti se stessa ed il film, senza diventare invadente. 

Per questo è ancora più incoerente quella posizione (più diffusa in passato, per la verità) per cui il lavoro del compositore di Colonne Sonore era per definizione meno rilevante – quasi come se fosse una strada più semplice (e più danarosa).

Lo stesso è accaduto a Nino Rota. che i vita ha avuto il riconoscimento che meritava molto tardi, essendo un ottimo compositore sin dall’età infantile. Giovanni Rota Rinaldi, detto Nino, classe 1911, già a partire dal 1923 mostra il suo talento con le prime operette. Ricordiamo nel 1923 l’Infanzia di San Giovanni Battista, apprezzato dalla critica italiana e francese, al punto da definirlo un compositore raffinato, già in giovane età. Dopo aver studiato in America ed essendo allievo dei maestri come Rosario Scalero e Fritz Rainer, due grandi direttori d’orchestra, inizia il suo percorso cinematografico. L’esordio è datato 1933 con l’accompagnamento al film di Raffaello Matarrazzo Treno popolare, un caposaldo di quegli anni, che inizialmente non riceve il giusto calore dalla critica.

Nel dopoguerra invece sarà al fianco di Fellini ne Lo sceicco biancoLa dolce vitaAmarcord8 e 1/2; seguirà Visconti ne Il Gattopardo; Coppola nei primi due episodi de Il Padrino, il secondo sarà fondamentale perché gli varrà l’Oscar, il premio rincorso da una vita e accarezzato soltanto al termine. 

La sua carriera è stata lunga e prolifica, ma ci sono alcune pellicole su cui il lavoro di Nino Rota ha inciso in modo davvero consistente – anche nello stesso immaginario collettivo, e di quanto il film abbia condizionato cinefili ed amanti dei film di genere.

  1. Il padrino parte seconda: C’è un motivo se questa colonna sonora gli è valsa l’Oscar, la parte iniziale, con l’ausilio del mandolino è la vera forza della composizione. Serve a creare un continuo richiamo alla terra siciliana, a quegli elementi essenziali che compongono gli aspetti caratteriali dei protagonisti. Onore, rispetto, lontananza. Il secondo capitolo di Coppola è per molti aspetti un’opera letteraria: lenta, densa di drammaticità. Al Pacino è un personaggio Shakespeariano, un Riccardo III ma anche un Enrico VI. La colonna sonora doveva esprimere perfettamente il legame tra momento e personaggio. 
  2. Il Gattopardo:  Il valzer del Commiato ripercorre le ore liete trascorse a palazzo dal principe Don Fabrizio di Salina. Una musica che trasporta, che coinvolge. Il capolavoro di Visconti è una vera e propria opera d’arte, pensata e meticolosa in ogni dettaglio visivo: costumi, fotografia, messa in scena. Solo una grandissima colonna sonora avrebbe potuto completare il lavoro. 
  3. La Dolce Vita: rilassata, furtiva e scanzonata è la colonna sonora che accompagna Marcello Mastroianni e Anita Ekberg a spasso nella Roma degli anni sessanta. La città immortale non ha più il volto ferito dalla guerra, ma possiede una nuova energia vitale.
  4. Romeo e Giulietta: un’aria complicata è quella che si respira nella tragedia. Questo lo testimoniano gli archi dall’inizio alla fine. Probabilmente il miglior Rota è quello espresso nel pieno della drammaticità delle scene, a maggior ragione in caso di percorso che porti al climax tragico. 
  5. Rocco e i suoi fratelli: la sregolatezza, la miseria e la rapidità della scena. Di nuovo archi e orchestra a scandire i momenti cruciali. Nonostante la tragicità della situazione la musica di Nino Rota, anche questa volta, è molto delicata. Si assiste a una fluidità tra musica e dialoghi perfetta, come se dialoghista e compositore avessero pensato a come far rendere al meglio l’associazione delle due componenti. 
  6. Amarcord: la nostalgia per un tempo ormai lontano, che ritorna tutta con una potenza sottesa, ma sempre meno evitabile. Una base che poggia su due piani strumentali: da un lato l’orchestra (archi, oboe.) dall’altro invece l’utilizzo di percussioni, tipiche di un certo swing, che potrebbero richiamare, a tratti, la musica melodica ma anche quella d’oltreoceano – il tema centrale è proprio quello dell’Italia di provincia, persa e ritrovata, dell’apertura alla cultura statunitense e dei suoi primi riflessi. La chiave perfetta per accedere al mondo dei sogni.
  7. Le notti bianche: Avete presente i carrillon con la neve che scende su un albero di Natale? Ecco, ascoltando questa colonna sonora viene in mente proprio questo. La morbidezza della neve, che pian piano si addensa, è scandita dall’ incedere lento degli archi. All’aria di mistero iniziale ne segue una decisamente più conosciuta.

Nino Rota muore nel 1979, al termine di una carriera in parte “silenziosa”, come molti compositori dello stesso periodo. Eppure il suo contributo sarebbe stato inesauribile, per i compositori successivi e per gli autori di cinema in genere. 

Si ringrazia Lo Spaccone per la gentile concessione. Di seguito il link per vederlo sul sito originale: https://www.lospaccone.com/nino-rota-larte-dellinvisibilita/?fbclid=IwAR13h_vabHMVF20pfoGbkfDEio_lXAyD_fwX9hjgUAlsuWGPY_b6pGXVKlE

Daniele Altina

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