Il risolutore: Una storia senza compromessi

Autore: Pierpaolo Giannubilo

Titolo: Il risolutore. Una vita estrema

Casa editrice: Rizzoli

Pagine: 486

Prezzo: € 20

Il passato è spesso qualcosa di piacevole. Quando non lo è, diventa impossibile fare i conti con il presente e il futuro.

Il risolutore è un’opera dello scrittore e insegnante campobassano Pierpaolo Giannubilo. Il romanzo sta riscuotendo un discreto successo in termini di critica, di pubblico e di trama. Quest’ultima è molto avvincente, scava nel profondo del narratore (che coincide con l’autore) e il protagonista della storia. Prima di addentrarci nel nucleo principale delle vicende, è necessario porsi alcune domande: che cos’è un risolutore? E soprattutto, come può toccarci una simile storia? Due quesiti di non facile soluzione, a cui risponderemo nel corso della breve recensione.

Un passato burrascoso, a tratti impossibile è quello di GianRuggero Manzoni, pronipote del più famoso Alessandro, e cugino dell’artista Piero Manzoni. Eppure nella sua storia il cognome non c’entra, è un qualcosa che serve solo per tirare avanti e condurre una doppia vita, per quasi un trentennio. Nonostante la buona famiglia, le inclinazioni artistiche e i contatti con i maggiori intellettuali dell’epoca, GianRuggero  Manzoni non sfugge al suo destino. Nell’intervista durata due giorni e due notti, opportunamente registrata da Pierpaolo Gianubilo s’ incrociano molti ricordi: gli anni universitari trascorsi al Dams di Bologna, in compagnia di PierVittorio Tondelli e Andrea Pazienza, il movimento studentesco del ’77,  la Naja e la lunghissima esperienza nei servizi segreti. GianRuggero Manzoni è un risolutore, colui che risolve situazioni complicate. È in forza all’esercito italiano. Vive in attesa di una chiamata per una missione. Così gli accade nel corso degli anni, in ogni momento può partire, e in gran segreto raggiunge posti lontani: Libano, Bosnia, Afghanistan. Ogni luogo resta impresso sulla pelle attraverso un tatuaggio, e nella mente attraverso le violente esperienze sul campo. Muore e risorge ogni volta. Dà voce a tutto questo l’autore, interrompendo la narrazione con notizie personali (la malattia della madre, una storia d’amore finita male). Al momento giusto, senza appesantirne il racconto.

Non esiste un vero lieto fine, compare ogni volta in Ruggero la voglia di combattere. Cerca di cancellare il passato, ma non vi riesce. I segni del tempo restano quasi intatti. Colui che risolve situazioni complicate, non risolve i suoi problemi. Più procede avanti, più diventa complicato. Questa è la grande lezione del risolutore. Giannubilo procede nella psiche del protagonista, ma anche nella sua. È un percorso psicologico tortuoso che non trova una redenzione. Le paure qui sono soffocate negli errori. I rimorsi vengono cancellati con la droga e le medicine. L’arte non basta. È solo il distacco che consente a Ruggero Manzoni di scappare da una vita infelice. Da scelte sbagliate. Una storia che si muove su più binari, non arrivando davvero a una fine. È la vita di un uomo che diventa narrazione estrema.

Daniele Altina

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