Fiumicino: Il porto sepolto dai ricordi

Spesso accade qualcosa di inatteso nella vita delle persone che provoca un mix di sensazioni. In quella confusione, malgrado tutto, trovi un equilibrio.

Quando vieni chiamato per la prima volta in una scuola, il pensiero che attraversa la tua mente è il seguente: “Sarò all’altezza?”. Nonostante questo, ti muovi nel dubbio, nella paura di non farcela. Non è solo un’illusione. È qualcosa di più. Sei bloccato e hai il cuore in gola. Ritrovarti dall’altro lato della classe, almeno all’inizio, provoca questa sensazione. Sei in cattedra e ti mancano le parole.

Solitamente la convocazione per una scuola avviene qualche giorno prima. Vedi la graduatoria e, tramite la mail ricevuta, dai la tua adesione. Così accade anche a chi sta scrivendo, che non immagina di ritrovarsi a Fiumicino, in una scuola di frontiera dove verifichi la crescita personale per davvero. Dove, in pochi giorni, senti il peso di una sfida con te stesso, o forse di una responsabilità.

Così ti chiamano, accetti, e il primo giorno ti rechi alle 8 del mattino presso l’Istituto designato: I.I.S. Paolo Baffi, un plesso scolastico che comprende vari indirizzi tra cui l’Alberghiero e Amministrazione, Finanza e Marketing (solo per citarne alcuni). Come tante scuole italiane, anche qui lo spettro della crisi è ancora vivo, e ciò si percepisce già all’ingresso della struttura. I problemi, però, sono altri. Nella risoluzione degli stessi e per cambiare il corso degli eventi, è necessario trovare nuovi stimoli. Questo avviene soltanto a suon di giorni, con tempistiche differenti per ogni classe. Non è una questione di intelligenza, ma capacità di adattamento alle nuove situazioni. Un effetto del precariato scolastico.

Dopo la breve digressione si torna al racconto. Sin dal primo giorno c’è da mettere in piedi una strategia, più che un programma, dal momento che la storia raccontata inizia ad aprile, quando ormai è già tempo di bilanci. Da qui si impara a non arrendersi, a lottare con tutte le forze e a non rassegnarsi. Così, appena vista la condizione delle classi, in particolare per la quinta, si avvia un percorso mirato su alcuni argomenti. Hai poco tempo, e devi insegnare più nozioni possibili. Allora dai dei consigli sull’esposizione orale, sullo scritto e poi il resto vien da sé. Per i ragazzi dell’ultimo anno si lavora sulle tematiche più importanti di italiano e storia, per il biennio si riparte dalle basi.

Nell’ immediato, considerata l’instabilità della circostanza, la lezione è presa poco sul serio dai ragazzi più piccoli. Discorso inverso per quelli più grandi, che ti seguono in un misto di ansia e curiosità. Alla fine la sfida piace anche a loro. Appena si definiscono le cose, entriamo nel vivo. Molti capiscono l’importanza della situazione e cambiano atteggiamento. Si matura tutti insieme. A ventotto anni ti stupisci degli adolescenti, del loro mondo. Entri da vicino in una realtà che hai superato, da circa un decennio, e che snobbavi fino al giorno prima. Dall’altra parte i ragazzi ti fanno sentire uno di loro. Ti dimostrano affetto, e tu sai benissimo che non puoi deluderli. Da quell’istante lavori per il loro miglioramento. Li solleciti di continuo. Rendi la lezione divertente e allo stesso modo interessante, attraverso continui riferimenti all’attualità. Rivendichi, in un certo senso, la pragmaticità della letteratura, considerata non sempre così. Apri continuamente al dialogo, fai esternare i loro pensieri e soprattutto dai un ordine a un universo abbastanza confuso.

Intanto i giorni passano, il nodo alla gola che avevi all’inizio ora si è sciolto. Instauri un rapporto di fiducia con te stesso e gli altri. Scopri un corpo docente molto rigoroso, unito e soprattutto altruista. Ognuno ti aiuta come meglio può. Ognuno ti tratta da collega e non da supplente inesperto.

Tutte le esperienze hanno un inizio e una fine. Dovevi rimanere solo una ventina di giorni, invece sei rimasto due mesi. Hai scoperto una nuova città, che fino ad aprile conoscevi solo per l’aeroporto internazionale. Ora ti piace, e inviti tutti gli amici ad andare nei posti che hai frequentato. Forse per nostalgia. Forse perché sei troppo entusiasta di quello che hai fatto. Forse perché quel posto ti è entrato dentro. Fiumicino è il mare, il fiume e la pianura. Emozioni e sentimenti contrastanti. Dal caos di Roma, alla quiete apparente del porto fluviale basta poco. Certe volte ci vuole coraggio. Altre volte manca. Basta solo partire e provare. Nel complesso un’esperienza positiva che ha dato il giusto brio a una vita non ancora accesa del tutto.

Daniele Altina

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