Il treno della Speranza

Ore 7:00 del mattino, Michele, Rosalba e tanti altri pendolari arrivano alla stazione Termini di Roma. Non hanno i volti stanchi. Ormai sono abituati da tempo. Sono passati cinque anni, da quando hanno avuto la prima supplenza a Fiumicino. Gli insegnanti del sud Italia, spesso, lasciano le loro case a notte fonda per arrivare sul posto di lavoro puntuali. Questa che va definendosi, non è una storia di lavoratori che si spostano da un capo all’altro della città, bensì da una regione a un’altra. Compiono circa 300 km per raggiungere il luogo di lavoro e poi tornare indietro. È la storia di migliaia di persone che ogni giorno dalla provincia di Napoli o Caserta, raggiungono la Capitale. Scopriamo da vicino tutti i dettagli.

Per Rosalba e Michele la giornata inizia molto presto. Infatti alle 2:30 del mattino suona la sveglia. Nel mezzo dei nostri sogni migliori, si alzano, senza far rumore. Senza svegliare i propri familiari, perché altrimenti si manderebbe in fumo la loro notte. I due protagonisti cominciano a prendere le energie per la giornata che segue. Appena alzati, compiono tutte le operazioni di rito: lavarsi, aggiustarsi, colazione e il primo caffè. Per chi fuma, come nel caso di Rosalba, la prima sigaretta è consumata alle ore 3:20. La giornata è ancora lunga. Essa sarà scandita da innumerevoli sigarette. A ogni attesa nel corso della notte, una Marlboro rossa sarà accesa. È così per la tratta da Casal di Principe a Villa Literno. Appena giunti nella stazione, segue una nuova sigaretta e così via. Lo speaker annuncia: “Il treno proveniente da Napoli Centrale e diretto a Roma Termini delle ore 4:04, è in ritardo di circa dieci minuti”. Così tra l’attesa e un po’ di impazienza, Rosalba accende la terza sigaretta. È passata solo un’ora dalla prima e già altre due sono state bruciate. Forse è solo un maledetto vizio. Forse è l’ansia che fuoriesce sotto forma di fumo. Intanto sono le 4:40 e il regionale finalmente arriva. A questo punto Rosalba, con solo tre-quattro ore di sonno sembra già carica. Una di quelle persone che ha dormito otto ore consecutive. Sarà l’effetto dell’adrenalina. Salita sul treno incontra Michele. Non capita sempre che i due si incontrino. Spesso si ritrovano direttamente a Roma, sui vari mezzi che utilizzano per arrivare a Fiumicino. Il regionale, infatti, è solo il secondo mezzo della giornata. Ne seguiranno altri due fino alla destinazione. Ma non è finita qui.

L’arrivo a Roma Termini è previsto per le ore 7:00. Se va tutto bene, si può arrivare anche con qualche minuto d’anticipo. Non accade quasi mai. Il viaggio si trascorre guardando un film, ad ascoltare musica o riprovando a dormire. Molti dei pendolari che ogni giorno affollano le stazioni, una volta svegli, non riprendono sonno. È più facile che questo accada al ritorno. Una chiacchierata risolleva il morale alle prime ore del mattino. Eccoli finalmente a Roma. Di corsa vanno in direzione della metro B. Prendono la linea che ha come capolinea Laurentina e dovranno arrivare a Eur Magliana, tre fermate prima del fine corsa. Sono le 7:30, quando arrivano alla fermata stabilita. L’autobus che li porterà a Fiumicino (la cittadina, non l’aeroporto) parte alle 7:45. C’è tempo per un cornetto mangiato in tutta fretta prima di intraprendere il nuovo viaggio. Si riparte alla volta di Fiumicino. Sul Cotral s’incontrano altri colleghi, o amici, che condividono il viaggio più o meno dallo stesso periodo. Non tutti svolgono lo stesso lavoro. Solo Rosalba e Michele sono insegnanti della scuola primaria, gli altri lavorano alle Poste oppure hanno altre mansioni nella cittadina. Si chiacchiera ancora e si ammazza il tempo. In condizioni di traffico normale si impiegano circa venticinque minuti. Si scende e una nuova sigaretta attende Rosalba. La migliore di quelle fumate finora. A Fiumicino è una corsa contro il tempo. In dieci minuti si deve raggiungere il luogo di lavoro. In quei momenti si ripensa a tutta la nottata trascorsa sui mezzi e alla propria famiglia. Chissà cosa staranno facendo. Chissà se le figlie di Rosalba sono andate a scuola. E chissà quanti altri pensieri affollano anche la mente di Michele.

Terminato il lavoro attorno alle 14:00 o alle 15:00 (a seconda dei turni) si ritorna alla vita frenetica dei mezzi di trasporto. Questa volta si tratta di un percorso all’inverso. Tra un’attesa e l’altra, Rosalba accende un’altra sigaretta. Ormai ha perso il conto. Sta solo pensando a tornare a casa. Sa che deve sistemare varie faccende, ascoltare le proprie figlie adolescenti e alle 22:00 circa andare a letto. Quando torna a casa, sono già le 18:00 rimangono soltanto tre ore da dedicare alla famiglia, a qualche amica e per rilassarsi.

Questa è la descrizione di una giornata tipo. Di quando tutto va per il verso giusto. Sono stati evitati gli inconvenienti, altrimenti il racconto sarebbe ancora più difficoltoso. Alla fine di tutto rimane la speranza. Quella che un giorno avvicinerà verso casa i nostri protagonisti, che ormai sono cinquantenni e avvertono la mancanza di energie. Un po’ più di relax non guasterebbe. Le giornate trascorrono in fretta. Forse troppa. Il sorriso e lo spirito di sacrificio restano impressi nella loro mente. La metafora perfetta della vita è riassunta in questo andirivieni quotidiano.

Daniele Altina

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