La rivoluzione giovanile dei Coma Cose

Una musica che rompe i confini generazionali, delineando un nuovo mondo.

Da circa un anno si parla di loro, una band rivelazione nel panorama indie. Sono i Coma Cose, il duo nato un po’ per caso dietro i banchi di un supermercato a Milano. La storia di Edipo e California, rispettivamente Fausto Lama e Francesca Mesiano, s’incrocia proprio nella città meneghina. Appena li vediamo, si capisce che sfuggono da schemi preimpostati. A metà tra hipster e rap. Il resto è ciò che già sappiamo. I primi successi (Post Concerto, Inverno ticinese, Anima lattina, Nudo integrale) sono il frutto di un lavoro incessante. Un lieto fine che pone le basi per un’avventura appena cominciata. Con questi brani hanno segnato il debutto nel mondo musicale, da un paio di settimane, il loro primo album Hype Aura (uscito per Asian Fake) si appresta a segnare una generazione.

Il nuovo lavoro scardina i concetti di etichetta, perché rientra in più categorie. Hype Aura infatti mescola con sapienza hip hop ed elettronica. I due confini musicali sono perfettamente scindibili, dove finisce uno inizia l’altro senza nessuna sovrapposizione. Anzi sembra il naturale proseguimento. Una musica che prende bene, che hai voglia di ascoltare quando vuoi rilassarti oppure, non hai troppe pretese in quella giornata. Ti senti immerso nella Milano attuale, anche se non hai nessun legame con la città. Altra innovazione interessante è il lessico. Sono presenti nei loro testi rime, giochi di parole in maniera semplice ma ugualmente geniale.  Qualcosa di non voluto, ma in realtà nasconde alle spalle uno studio accurato. Per citare qualche esempio:

Certe notti fredde come gli occhi degli husky,

nelle tasche dei giubbini dei maschi (Beach Boys Distorti).

In un momento in cui tutti si prendono davvero sul serio per nulla, i Coma Cose fanno capire che si va oltre attraverso l’ironia. Un aspetto da non tralasciare in una società dove la buona musica è sopraffatta dalla quantità. Questa non è una celebrazione, ma soltanto una piccola verità su ciò che si sta diffondendo. Il duo milanese parla ai giovani in un modo sicuramente originale, che non pretende paragoni con il passato e soprattutto non ha voglia di insegnare nulla. Magari riflettere su quello che già c’è. Sono necessari più ascolti. Ogni volta si trova qualcosa di nuovo. Il linguaggio giovanile si arricchisce così di tante espressioni gergali. Si arriva ugualmente alla profondità, ma senza traumi o paura che ne potrebbero derivare.

In Hype Aura sono toccate anche altre tematiche che circondano l’immaginario musicale dell’ultimo periodo: amore, viaggi mentali o fisici, serate e pensieri vari. Si dice ciò che si pensa senza filtri. La mancanza di felicità di quegli anni, la fretta e l’angoscia che affligge molti giovani, qui è attraversata, penetrata e infine superata. Il ritmo e le parole dicono proprio questo.

I titoli dei testi sono il manifesto ideologico di questo programma: A Lametta, Beach Boys Distorti, Via Gola, per concludere con Hype Aura. Quest’ultimo se si scandisce bene, diviene “hai paura”, forse il controsenso più bello dell’intero album. Di che cosa dobbiamo aver paura? Forse di nulla. Forse di tutto. Eppure ascoltandoli, siamo rapiti e ne vogliamo ancora.

Siamo solo agli inizi di questa musica sperimentale, ma già respiriamo un’aria di novità. Un modo diverso di affrontare il mondo. Se i Coma Cose non possono essere paragonati ai vecchi cantautori del passato, per stile o per ritmi, sicuramente rappresentano il loro tempo. Sono i suoi figli alternativi, che hanno un modo personale per farsi ascoltare. In un periodo dove il rap si evolve in trap, il pop in indie, il duo meneghino ha partorito una musica fruibile per tutti. A chi può piacere il ritmo, a chi i testi, in qualche misura chiunque ne resta coinvolto. Un segno scalfito nel cuore, che non si esaurisce con il prossimo brano della playlist.

Daniele Altina

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