Una giornata al mercatino Rom

È un pomeriggio di fine maggio come tanti altri, fa già molto caldo e ti imbatti in una nuova esperienza sulla spinta di un’esigenza più o meno imminente: il mercatino dei Rom a Tor Cervara. Così inizia il viaggio (anche se sei rimasto a Roma, sei giunto nel punto opposto della città) tra metropolitana fino a Rebibbia e autobus 447 direzione “La Rustica”.

La noia iniziale man mano si trasforma in un’emozione viva, che non appena arrivi all’ingresso del mercatino diventa voglia di fare acquisti. Non ti rendi conto di quello che stai facendo ma pian paino ti accorgi che c’è un mucchio di gente con le stesse tue aspirazioni. All’interno ci sono persone provenienti da tutti i ceti sociali: dagli immigrati più poveri provenienti dall’Africa e dal medio oriente fino alla media borghesia romana. Un mosaico di popoli, di culture abbastanza variegato dove – sembrerà strano – regna l’armonia. I colori delle merci si confondono con quelli delle persone, prevale una solidarietà che mai ti saresti aspettato. Sembrano tutti solidali negli acquisti, non c’è una corsa all’articolo migliore esiste soltanto l’opportunità: chi arriva per primo ha maggiore scelta.

Nel mercato di Tor Cervara il confine tra legalità e illegalità è sottile, le due parole si rincorrono lungo un asse parallelo. Non a caso, spesso, il mercatino cambia destinazione. Si passa da un punto a un altro della città. Tuttavia, quello di Tor Cervara non è l’unico esistente a Roma, altri sono disseminati in zona San Giovanni, Ponte Marconi, Anagnina, ma ora probabilmente anch’essi hanno cambiato luogo. Hanno giorni o orari stabiliti, alcuni di questi sono controllati a vista dalle forze dell’ordine, altri vengono improvvisati e in qualche caso gli interventi degli agenti determinano la chiusura del luogo. Questo si è verificato a esempio a San Giovanni. Un altro motivo per cui le due parole già citate, legalità e illegalità, si rincorrono è sicuramente la provenienza della merce. È banale sostenere che i prodotti risultano rubati e molto spesso ignoriamo due cose. La prima è che le persone del mercato sono le stesse che frugano nei secchi dell’immondizia accanto alle nostre case. Esse riciclano il materiale, alcune volte nuovo, gettato da noi nella spazzatura. Non sempre nella discarica finisce la roba peggiore, molto spesso non siamo consapevoli di buttare delle cose nuove che potrebbero essere ancora utilizzate. Nella nostra società siamo abituati a disfarci di abiti, tecnologia o molto altro solo perché siamo stanchi, oppure dobbiamo inseguire una moda, producendo solo una quantità smisurata di rifiuti. La seconda cosa importante è che essi spesso puliscono le cantine dalle cianfrusaglie. Infatti, il mercatino spesso diventa un luogo della memoria: si ritrovano pezzi di antichità, come mangiadischi, che erano sepolti nella nostra mente. Alcune cose di cui i giovani ne hanno solo sentito parlare, si ritrovano lì, possono finalmente toccare il passato con un dito o meglio lo prendono in mano.

Quel posto, ovunque esso sia, da Tor Cervara a San Giovanni, da Anagnina a Ponte Marconi è stracarico di stereotipi che molte volte risultano infondati. Chi ha questi pregiudizi spesso si ritrova a fare acquisti di vario tipo. È colui che torna a casa con le buste colme di prodotti, che se avesse comprato normalmente avrebbe pagato a un caro prezzo. Magari è anche compiaciuto dei suoi affari. Non è solo una questione economica, si ritrovano dei pezzi rari, smarriti nel tempo, che lì rivivono di una nuova luce. In conclusione, nessuno può permettersi di giudicare se prima non l’ha vissuta un’esperienza, non dimentichiamoci che i Rom sono coloro che recuperano i nostri oggetti ingombranti gettati vicino ai cassonetti. In un sistema che non funziona sono una forma di servizio di nettezza urbana a domicilio, in questo modo risparmiamo tempo e soprattutto denaro. Siamo tutti ben consapevoli (solo che risulta molto difficile ammetterlo) della quantità di rifiuti enormi che non riusciamo a smaltire. Quante volte abbiamo chiamato il servizio di nettezza urbana e non siamo riusciti a toglierci subito quel peso, allora siamo ricorsi a questa forma rudimentale. Non è corretto, lo sappiamo benissimo, ma l’immediatezza, la fretta, la facile risoluzione fanno sì che questo metodo risulta ancora il più diffuso. Il mercatino dei rom quindi è un contenitore non solo di oggetti e ricordi, ma spesso serve a risolvere alcuni piccoli problemi. Tutto si dissolve all’ interno di una catena, è come se quel materiale non fosse mai morto, con un nuovo padrone e con tante cose ancora da fare.

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