Parigi: una settimana dopo

Non so se è trascorso il tempo necessario per buttar giù delle riflessioni, non so bene se ho assimilato quanto accaduto, di sicuro ora sento il bisogno di scrivere a proposito dell’attentato di Parigi. Su alcuni eventi preferisco arrivarci leggermente più tardi, per provare a dare delle considerazioni che non siano dettate dall’onda emotiva di quel momento. Come tutti, nell’ immediato, ho provato paura, ho pensato che potevo esserci anch’ io al Bataclan, e soprattutto nelle primissime ore seguivo con trepidazione le notizie che arrivavano da Parigi.

Al di là delle considerazioni personali, ho visto come ha reagito l’opinione pubblica, i media e in misura maggiore la politica da tutti i fronti. È troppo facile parlare alla pancia delle persone, sostenere che la minaccia è imminente, e percepire il pericolo nei rifugiati politici o nei richiedenti asilo provenienti dalla Siria e dall’Iraq. Dire ovvietà va sempre bene, garantisce consensi, ma disarma chi cerca di far capire che:

  • Quel tipo di terroristi è una sparuta minoranza;
  • La guerra o un intervento militare (oggi è cambiata la terminologia ma la sostanza è la stessa) non risolverebbero il problema.

Oggi siamo di fronte a terroristi sparsi in tutto il mondo, quindi un intervento militare sul campo non è la soluzione più adatta a risolvere il problema. Nell’immediato si è visto un innalzamento delle misure di sicurezza in tutti gli stati, tale operazione può servire a farci sentire più sicuri, ormai abbiamo di fronte persone prive di scrupoli che potrebbero attaccare in qualsiasi luogo e momento. Per fortuna che questo tipo di persone sono una sparuta minoranza, spesso si corre il rischio di generalizzare, rischiando di innescare un meccanismo di odio anche da parte di chi non è coinvolto, ma ha la sfortuna di avere la medesima fede religiosa di un terrorista.

Si è parlato a lungo di guerra ideologica o religiosa, questo non è tollerabile, si agisce soltanto per un dio: il dio denaro. Esso è il vero demone del mondo, in suo nome stanno morendo migliaia di persone inermi. Persone che non possono avere una vita serena, perché qualcuno ha già deciso il loro destino, in nome di falsità ideologiche, giustificate con la religione. La rabbia che mi attanaglia in questi momenti, è dovuta al fatto che i primi ad essere stati colpiti al Bataclan sono stati i disabili, facili bersagli, che da sempre l’Isis osteggia insieme agli omosessuali.

Tutto questo è davvero insopportabile, l’occidente si sente sfiorato soltanto quando la minaccia arriva nel cuore dell’Europa, reagendo con sdegno e indignazione solo per poco tempo. Già, perché appena saranno spenti i riflettori su Parigi, nessuno parlerà più di terrorismo, delle stragi di Boko Haram in Nigeria, tutti continueranno a ridere e scherzare (giustamente) dimenticando le vittime di questa assurda guerra.

Forse mi sfugge un particolare, la Nigeria non ha il petrolio o altre risorse minerarie che interessano ai potenti, lì non è opportuno normalizzare la situazione. Si auspica, a margine di queste considerazioni, oltre al miglioramento della situazione, e alla volontà di vedere un mondo dove ognuno possa sentirsi davvero cittadino del mondo, un serio intervento politico che ponga fine a questa insensata sciagura. Dalla guerra non escono mai vincitori, soltanto persone distrutte che porteranno per sempre quell’ insopportabile e allo stesso tempo inutile fardello, perché con misure ragionate si sarebbe potuto evitare il disastro.

Daniele Altina

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