La Folle poesia di Dino Campana, Alda Merini e Amelia Rosselli

La follia, generatrice di poesia, è l’essenza di Amelia Rosselli, Alda Merini e Dino Campana.

Analizzando le cause della follia, ripercorrendo la distinzione tra follia e lucidità, si scava negli abissi della vita degli autori, fino a giungere all’ importanza della follia nei loro processi creativi. Il presupposto principale consiste nell’affermare che il poeta folle è un profeta, anticipatore dei tempi mediante suggestioni. Il poeta folle compie un percorso più autentico, fuori dagli schemi e dalle convenzioni sociali. Autenticità che richiama ad una primordialità, conducendo ad una riscoperta dell’uomo primitivo. Un rapporto diretto con la natura (ad esempio il camminare a piedi scalzi) nel quale il poeta riesce a percepire il tempo che sta mutando. Il compito dell’artista consiste nel tracciare una nuova strada dominata dalla nascita di un uomo nuovo. In questi autori il richiamo ai poeti maledetti (ad esempio Campana, chiamato il Rimbaud italiano) è molto forte, per la presenza di una poesia visionaria, sensuale e sofferta. Dino Campana, Amelia Rosselli e Alda Merini non sono soltanto la testimonianza di un mondo che sta cambiando inesorabilmente, ma rappresentano il trasferimento di una componente autobiografica di un percorso doloroso (segnato dal manicomio, dall’elettroshock ecc.) e malinconico nella poesia. Nei loro componimenti compaiono i segni delle violenze, l’impossibilità di essere raggianti e positivi in un mondo contraddistinto dal male. Nella poesia di Alda Merini è vivo il ricordo delle violenze e degli stupri subiti in gioventù. La memoria, la visione del ricordo ancora intatto nella mente accompagna la poetica di Amelia Rosselli.  La poetica di Campana è segnata da una profonda importanza per i colori, i luoghi, e dalle suggestioni che ne derivano.

Importante è il loro rapporto con lo studio, considerato l’unica via di uscita dalla sofferenza. Un ruolo lenitivo esprime la filosofia Nietzschiana che non allude alla malattia, ma alla redenzione. La componente apollinea è combattuta dall’ebbrezza dionisiaca in un piacevole contrasto di ruoli. Il filo tra lucidità e follia è molto sottile, se la malattia annienta, la lucidità (o meglio il ricordo della visione) guida la composizione poetica. Il processo creativo, tuttavia, non può avvenire in condizioni di lucidità né in completa follia, ma deve essere alternato dai due stati, solo così nasce un prodotto poetico pienamente consapevole del suo valore.

Un ultimo punto riguarda il benessere, e le condizioni che lo favoriscono. Oggi il benessere non esiste, c’è una società malata che cura soltanto gli interessi del corpo, distaccandosi completamente dalle attitudini dell’anima. In questo contesto il ruolo dei nostri autori torna essenziale, è necessario riscoprire quell’autenticità che si nasconde soprattutto nella nostra piccola sfera quotidiana. Una società malata non può portare benessere all’artista. Nella società odierna vale sempre più la futilità, la superficialità di un dinamismo che non riesce a concentrarsi sulla vera essenza dell’uomo. La realtà allude soltanto alla sfera materiale, quindi ad un benessere fasullo. Il vero benessere consiste nel distaccamento totale dalla sfera materiale e nel ricominciare ad avere un rapporto naturale con noi stessi.

La follia non ha valenza negativa, non è soltanto portatrice di sofferenza, ma anche di una profonda vena riflessiva sul tempo che stiamo vivendo. Tale riflessione deve spingerci verso una maggiore consapevolezza e instaurare una nuova sensibilità.

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