La Cornice di Cimini

È una sera come tante all’Ex Dogana di Roma. Il noto ex scalo ferroviario è tornato a pulsare nel cuore della capitale, grazie all’intervento di alcuni giovani. Sembra di essere a Berlino, tra la tangenziale e gli edifici postmoderni, ma c’è una piccola differenza: a pochi passi dal nostro locale c’è Porta Maggiore, il punto d’ingresso della Roma antica. Il concerto è previsto per le 22, ma come al solito non si inizierà prima delle 23. All’inizio ci sono pochissime persone e pensi quasi di aver sbagliato serata, oppure che il cantante che stai per ascoltare è un po’ sfigato. Tu comunque vuoi dargli una possibilità, d’altronde lo spettacolo è gratuito e non hai nulla da perdere. Intanto la serata si disperde con varie chiacchiere con persone che conosci, alcuni che non vedi da un po’ e altri che ti salutano, ma tu ci hai parlato a malapena una volta. A un certo punto seduto a sorseggiare una birra, di fianco a te c’è lui, un giovane sulla trentina che tra poco si esibirà sul palco. Lui si presenta a te e sei quasi incredulo. Resti colpito dalla sua umiltà. Scambi due battute e già qui la serata comincia a prendere un’altra piega.  Federico Cimini, è questo il nome del cantante, è una persona molto simpatica, intelligente e nel frattempo pensi che sia stato quasi un peccato non averlo conosciuto prima. In fondo toccava solo andare ad approfondire la playlist di Spotify. Ora non si parlerà di questo cantante, bensì del contesto che si è creato attorno.

Finisce il concerto e ti dirigi nell’ala est dello scalo ferroviario, lì continua la serata alternata dalla musica di Coez, Calcutta, Coma_cose, TheGiornalisti ecc. Siamo tutti in delirio, cantiamo a squarciagola tutte le canzoni, si balla in maniera così sfrenata che sembra di essere tornati alle feste di diciott’anni quando andare in discoteca era il massimo. Pian piano dal cielo iniziano a cadere le prime gocce, guardi in aria e vedi poche nuvole. Pensi: “Passerà”. Invece, trascorrono altri minuti e comincia a piovere sul serio. Subito rientri all’interno e aspetti che smetta. Sono quasi le due e ancora non smette: Che fare? Chiamare un taxi o aspettare il notturno lì fuori?

L’ansia di non poter rispondere a queste domande ti soffoca un pochino, ma in poco tempo prendi una soluzione. È forse destino che ieri sera doveva andare così. Ti fai coraggio ed esci. Alla fermata non c’è la pensilina, solo una piccola tettoia dove ripararsi finché non arriva l’autobus. Dal cielo vengono giù lampi accecanti e tuoni, che ti fanno tremare per il loro rumore. A quel punto arriva un altro ragazzo, uno sventurato come te. Dopo neanche due minuti prendete confidenza, parlate, cominciate a scherzare e la situazione migliora. Altri minuti e arrivano anche un ragazzo e una ragazza con un ombrello. Chiediamo di ripararci e loro prontamente accolgono la nostra richiesta. La pioggia è ancora tanta, ma ora non sei più solo, per qualunque emergenza puoi aggrapparti a uno di loro. Ed è proprio questo il bello della storia. Adesso la conversazione si allarga, siamo in quattro e cominciamo a parlare delle nostre vite. Stai così bene, che non ti importa più sapere tra quanto tempo arriva l’autobus. In fondo arricchire le conoscenze è ciò che volevi. La ragazza monitora l’App, una che funziona, l’arrivo del notturno. Nel frattempo, ci raccontiamo tutto, è come se quei tre fossero amici di una vita e quella era una normale serata con loro. Non tutti erano al concerto, ma in quel momento avevamo un sacco di affinità. Si pensava agli acquazzoni estivi in tenda, ai progetti del giorno dopo e a quello che ci piaceva di più.

Alla fine, si scopre che il concerto è stato il pretesto per incontrarci. Chissà se in futuro le nostre vite si incroceranno di nuovo, magari non sotto il diluvio, per ricordare di ieri sera. Cimini è stata la cornice del senso di tutto questo. Anche se banale quest’evento ha riempito di gioia la nostra serata. L’atmosfera durante quei minuti può capirla solo l’ha vissuta. La felicità, lo stare bene è fatto di piccole cose come questa. Non capita spesso di incontrare persone che al primo approccio ti colpiscono. A partire da Cimini per finire con quei tre ragazzi. Una continuità disegnata con una matita. Perfetta. Proprio prima del concerto si parlava con un amico di quanto la nostra vita si riempisse con tante serate, che erano tutte identiche. Non parteciparvi non dà gioia, al contrario ti senti soddisfatto solo la sera stessa e il giorno dopo torna il vuoto. Questo è quello che esprime la musica Indie. Ricordando la frase di Gaetano di Calcutta: “Mi annoiavo alle feste. Mi annoiavo alle cene”, la sensazione che si ha ora è di non essere più soli. Nelle pareti di casa o fuori abbiamo sempre qualcuno pronto ad aiutarci. Qualcuno che, come noi, condivide il nostro disagio, lo attraversa e ci aiuta a tornare in superficie.

Daniele Altina

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