La grande lezione di Valeria Solesin

Il 13 novembre, durante l’assalto terroristico al Bataclan di Parigi, ha perso la vita Valeria Solesin, una studentessa di Venezia,che si trovava nella capitale francese da diversi anni. Molto attiva nel sociale, quella sera era andata ad un concerto in quel teatro, perché come tutti i suoi coetanei amava divertirsi. Da quel momento, però, le nostre vite sono cambiate, viviamo ogni giorno con il terrore addosso e avvertiamo un’aria anomala.

È doveroso riflettere sull’ assurdità di tale tragedia, capire il perché dei giovani uccidono altri coetanei senza nessun motivo. Forse in nome del fanatismo religioso, o per denaro, qualunque sia la ragione, non c’è attenuante che possa reggere, in quanto è ingiusto veder morire centotrenta persone e rimanere soltanto scossi e inermi. Pensano di terrorizzarci ma dimenticano che essi sono i primi a vivere male, perché chi cova odio non ha sicuramente un’esistenza appagante. Tutto questo che senso ha?

I terroristi compiono azioni indegne che non sono approvate da nessuna religione, essi interpretano, secondo propri canoni, le parole di un testo sacro. A tal proposito il 24 novembre (in occasione dei funerali di Valeria), gli esponenti delle tre religioni monoteiste hanno voluto sostenere con forza la crudeltà di tali atti. Il patriarca di Venezia, l’Imam e il vescovo hanno sostenuto con forza l’importanza di non piegarci alle logiche del terrore, in quanto ad odio non si risponde con ulteriore violenza. Tutti e tre hanno condannato la viltà e la ferocia di tali gesti, ricordando come lo spirito di Valeria rivive quotidianamente nei “Giusti”, cioè in coloro che con azioni e gesti rievocano il suo impegno.

Il dolore spesso annebbia la mente, fomenta ulteriore odio ma nel caso della famiglia Solesin, ha generato soltanto una profonda riflessione sul male, e sulla sua inutilità. Abbiamo percepito, in questi giorni, il coraggio di una famiglia e la forza interiore che hanno trasmesso, ci è bastato soltanto guardare i loro volti. Già, perché non è morta soltanto Valeria, ma un’intera generazione occidentale, al suo posto si è insediato il terrorismo, che vorrebbe spingerci a cambiare radicalmente le nostre abitudini.

Spero vivamente che, anche nei momenti più bui, non si verifichi il cambiamento delle nostre abitudini, qualora accadrà non sarà soltanto un ripiegamento verso una follia distruttrice, ma anche la morte di tutti i nostri valori. Tali valori come la libertà e la democrazia, ormai millenari, non possono spegnersi per colpa del dio denaro e del fanatismo religioso (di qualunque matrice esso sia). Oggi dobbiamo riappropriarci della normalità e l’amore, che lentamente stanno svanendo e al loro posto si edificano soltanto paura e diffidenza.

Vorrei concludere rivolgendomi ai credenti e agli atei, i primi invocheranno la memoria di Valeria con le preghiere, gli altri, invece, la rievocheranno attraverso la riflessione sull’uomo sofferente e sulla fragilità della vita umana. In entrambi i casi, credenti o atei, vive una certezza quella di non avere mai odio verso i carnefici, altrimenti si cadrebbe inutilmente in una trappola, anzi non ci sarebbe nessuna differenza tra noi e loro.

Daniele Altina

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