Il lento e inesorabile ritorno alla normalità

Non capisco bene se dopo cinque giorni trascorsi a Berlino, sono tornato alla quotidianità di Roma. Non capisco bene se è Roma la città in cui voglio vivere, oppure no. Non capisco bene se Berlino è così cupa come l’ho vista, oppure riesce a spruzzare una felicità nascosta che non sono riuscito a cogliere. Berlino rappresenta il tempo del silenzio, della riflessione, la paura di misurarci con noi stessi, mentre il caos di Roma fa capire che c’è poco tempo per la solitudine e che bisogna adattarsi a una convivenza rumorosa. Di sicuro in questi giorni sto pagando a caro prezzo il lento ma inesorabile ritorno alla normalità.

All’ inizio mi spaventava il cielo grigio tedesco, poi lentamente ho cominciato ad assorbirlo, infine tornato a Roma, dove essere cupi è impossibile, ho apprezzato l’importanza di quella situazione. Questo grigiore di cui parlo non è la caratteristica imperante di una giornata tedesca, anzi a esso spesso ci si arriva gradualmente dalla mattina al pomeriggio. Già, la mattina, lì ha il sapore di un risveglio dorato, poiché vedendo l’alba da una camera con pareti bianche, ho goduto appieno di quel sole che per poche ore è rimasto in cielo. Il risveglio nordico è così, dapprima il sole entra nella tua camera, ti dà una forte energia per poi scomparire, o fare capolino tra le nubi durante il resto della giornata. È sicuramente una sensazione gradevole, riassume proprio l’idea di leggerezza, un concetto astratto, che se dovessi raffigurarlo avrebbe due colori: Il bianco e il giallo. Questa caratteristica rende le città nordiche inimitabili, a tal punto da rimpiangere alcune volte quei risvegli silenziosi (di cui sentiamo il bisogno).

Il cielo grigio e il freddo intenso hanno temprato una società che sa affrontare tutte le problematiche con una notevole dedizione. Tuttavia, la perfezione è insita nella mentalità nordica ma il nostro modo di vivere, seppur disordinato e confuso, rispecchia delle caratteristiche geniali. Al di là dei luoghi comuni (ossia perfezione tedesca e genialità italiana) credo proprio che non riusciremo ad abituarci a quello stile di vita. Il popolo italiano non sopporta le regole, soffre di un’anarchia latente, sperando sempre in un cambiamento ma una volta raggiunto è nostalgico del passato. La forza dei tedeschi è di andare avanti e non guardarsi mai indietro, perché il passato spesso rappresenta distruzione e crudeltà. Roma e Berlino nella loro diversità sono capaci di creare emozioni contrastanti, ti rapiscono il cuore per riconsegnartelo profondamente cambiato. La scelta sulla metropoli migliore non è scontata, però il fascino del caos e la rabbia per il malcostume imperante mi rendono sempre più vivo nella capitale italiana.

Daniele Altina

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