Il baobab chiude: resta imprigionato il futuro

Trentamila persone sono passate da Giugno 2015 nel Centro “Baobab” a Roma, vicino la stazione Tiburtina, un punto strategico di arrivo in città. Vediamo più da vicino cos’è il centro Baobab, il suo ruolo e di come esso ha evitato situazioni disastrose in una città messa in ginocchio da “Mafia Capitale”.

Il “Baobab” di Via Cupa è nato nel giugno di quest’anno, dopo la chiusura del centro di Accoglienza di Ponte Mammolo, con tale operazione si erano lasciati letteralmente per strada decine di migranti, producendo una situazione di stallo. Il centro “Baobab” nasce spontaneamente, con la solidarietà dei cittadini, nel tentativo di rispondere ad un’inefficienza delle istituzioni. I volontari che hanno aiutato la struttura in questi mesi sono stati numerosi, moltissime persone invece hanno portato abiti, cibi e medicinali, ossia tutto l’occorrente per fronteggiare un’emergenza.

La “favola” del centro di accoglienza finisce pochi giorni fa quando è costretto a chiudere, perché sono trovate delle irregolarità, ed è tornato ai suoi proprietari. Nell’ambito delle misure straordinarie per il Giubileo, ed ora con l’allerta terrorismo, il centro è diventato un bersaglio facile di chi osteggia l’accoglienza e non vuole fronteggiare un problema grave. Il comune, nel frattempo, ha promesso un incontro con i volontari del centro il 15 dicembre, considerando che nei prossimi mesi ci sarà l’emergenza freddo, e il problema delle strutture sovraffollate tornerà imperante.

Le stime del centro sono notevoli, trentamila persone (cioè, buona parte dei centosettantacinquemila profughi arrivati quest’anno in Italia) sono transitate lì, nessuno ha pensato al caos che si sarebbe generato in mancanza di una tale struttura, per le istituzioni intanto è lodevole fregiarsi di meriti che non appartengono. Queste parole indicano una rabbia forte, perché nel momento in cui si decide davvero di far qualcosa, c’è sempre un ostacolo che blocca l’iniziativa. Il centro è espressione del volontariato, esso è fuori dalle logiche ottuse di potere ed è questo il motivo per cui non piace, ma sono convinto che abbia dato una grande lezione e soprattutto ha ribadito l’importanza della solidarietà. Abbiamo visto tante persone normali che dotate di buona volontà hanno aiutato i migranti in difficoltà, tuttavia si sono verificati bellissimi esempi di integrazione e di multiculturalità strabilianti. Era bello vedere conciliate tante persone, bianchi, neri, senza diffidenza l’uno dell’altro, tutti insieme a costruire qualcosa di importante per il futuro.

Sinceramente non capisco la psicosi collettiva che si è generata in quest’ultimo periodo, non riesco a capacitarmi del perché ogni volta debbano pagarne le spese i più deboli, quelli che non hanno armi per difendersi. È semplice politicizzare il razzismo, la paura e spesso l’ignoranza!

Tante cose in questo paese sono compiute nell’ irregolarità (o molto spesso illegalità) ma tutto questo non ha importanza, ciò che conta è dare sicurezza alla popolazione con gesti eclatanti che alla fine sono inutili.

Credo sia necessario un ripensamento da parte delle istituzioni, non deve scomparire una struttura come il Baobab, che non è soltanto un punto per gestire l’emergenza, ma rappresenta un crocevia di culture, di religioni, di idee differenti. L’ incontro con il multiculturalismo passa per questi luoghi, essi sono il primo tassello di un’Europa democratica e civile, da qui si costruiscono sogni e speranze per il futuro.

Daniele Altina

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